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Musicisti italiani che si fanno onore ma la stampa li ignora

di Dora Liguori

Il giovane violinista salernitano (venti anni) Giuseppe Gibboni, dopo anni di preminenza straniera, ha vinto il prestigiosissimo, premio Paganini; Alexander Gadjiev (italiano di Gorizia) e la padovana Leonora Armellini, sempre dopo anni di vincitori stranieri, si sono aggiudicati, rispettivamente, il secondo e il quarto posto al concorso Chopin. Di queste straordinarie affermazioni italiane (per fortuna non solo sport) tutti i giornali del mondo ne hanno parlato, tranne la maggior parte dei giornali italiani che hanno, invece, dopo aver dato, e a ragione, ampio risalto alle imprese dei nostri alle olimpiadi, di seguito hanno ritenuto opportuno riservare un incredibile e continuo, quasi maniacale rilievo alle sole imprese, sentite bene, dei Maneskin.

Che dire?

Non esprimo giudizi sui Maneskin che ho il “piacere” di non avere mai ascoltato… (e il cielo sa come mi sforzi di rispettare tutti i gusti e le preferenze) ma una domanda almeno la vorrei fare: perché i giornali e i mass-media italiani, evitando di fare figuracce mondiali e magari in omaggio alla cosiddetta “par condicio”, non hanno voluto e saputo dare il giusto spazio anche alle imprese dei nostri musicisti? Lo sanno, sempre i nostri mass-media, che, per vincere o emergere in concorsi come il Paganini o lo Chopin, questi musicisti non improvvisano ma hanno alle spalle anni di studio durissimo e che nel caso di Gibboni e degli altri ha avuto inizio quando avevano appena tre anni?

Purtroppo, un indecoroso silenzio, da tempo, è piombato sulla grande musica, un qualcosa di tanto illogico che sfugge alle normali spiegazioni ma che forse potrebbe trovare una parziale risposta affidandoci a due non proprio confortanti motivazioni: esistenza di una pervicace volontà di imbarbarire il gusto dei giovani per farli divenire, bombardati da pessima musica, sempre più preda di un potentissimo, quanto spregevole, mercato straniero; oppure, più semplicemente, detto silenzio potrebbe denotare l’idiozia culturale che affligge i cosiddetti patron di radio, televisione e giornali.

Volendo, poi, esiste un’inquietante terza chiave di lettura: le due sopra citate motivazioni, incontrandosi, si sarebbero alleate e in piena sintonia avrebbero deciso di colpevolmente produrre l’attuale, e non più negabile, decadimento dell’arte e della cultura italiana per un fine tutt’altro che nobile.

Una brutta storia che spesso viene paventata da quanti credono nei cosiddetti complotti politici e che, qualora fosse vera, potrebbe giungere ad un’altra ancor più inquietante spiegazione: gruppi di potere, da tempo, avrebbero posto in essere un’azione a lungo raggio affinché il popolo divenga, così frastornato e privo di gusto estetico, un insieme di poveri beoti e di conseguenza un soggetto ideale da gestire a proprio piacimento. Infatti, la presenza di gente pensante disturberebbe e come la gestione del potere!

Al momento, essendo miseramente caduti alquanto in basso, non resta che affidarci alle parole di Cicerone: “O tempora o mores!”  (o tempi o costumi!).

*In foto la copertina della più recente biografia di Paganini delle Edizioni Musicali Italiane

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