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Torniamo alla politica

di Salvatore Sfrecola

Dini, Ciampi, Monti, Draghi, Presidenti del Consiglio dei ministri, Ciampi anche Presidente della Repubblica come potrebbe diventarlo Mario Draghi. La politica che rinuncia a ruoli fondamentali nella vita del Paese. In nessuna nazione di quelle con le quali ci confrontiamo, infatti, il Regno Unito, la Germania, la Francia, il Presidente del Consiglio o il Presidente della Repubblica è tratto dalle attività private, nella specie dal sistema finanziario, dalle banche. In sostanza, una funzione fondamentale, come la gestione dell’economia e della finanza, sono state e sono In Italia affidate a personaggi provenienti dal mondo finanziario e bancario, in particolare dalla Banca d’Italia. Nel caso di Draghi con esperienza nella Banca Centrale Europea (BCE).

Questo significa, in parole povere, che i partiti politici italiani sono consapevoli di non disporre di personalità idonee a svolgere un ruolo tra quelli fondamentali nella vita del Paese, la direzione del Governo o del Ministero dell’economia, attualmente affidata all’ex direttore generale della Banca d’Italia, Franco. Diciamo meglio, i partiti non sono stati capaci di allevare al loro interno personalità che abbiano sensibilità politica e grande capacità di gestire funzioni fondamentali dello Stato. Anche per la Giustizia, dove siede un docente universitario, Marta Cartabia.

Tutto questo ci appare quasi scontato, naturale. Nessuno denuncia questa situazione gravissima, manifestazione di una crisi profonda della politica che si riverbera, del resto, anche a livello locale. Perché nelle più recenti elezioni comunali il candidato sindaco di Roma è stato scelto al di fuori dei partiti. Così a Milano, a Napoli, a Torino. Con gli effetti che abbiamo visto ed un pauroso assenteismo. Se i candidati non sono politici l’elettore non è stimolato a votare.

Questa situazione deve preoccupare moltissimo perché affidarsi a personalità, sicuramente di grande esperienza e di grande caratura anche internazionale, non va bene. Anche se avessimo un premio Nobel a guidare il governo o lo Stato, attraverso il ruolo di Presidente della Repubblica vorrebbe dire che quella speciale capacità di interpretare le aspettative dei cittadini e anche di guidarli attraverso riferimenti alla filosofia politica i partiti italiano non l’hanno.

E questa è l’ultima e la più evidente delle conseguenze di quella stagione nella quale abbiamo voluto esaltare la fine delle ideologie, che sostanzialmente la fine delle idee, così smorzando gli entusiasmi e anche le illusioni e la fantasia che deve caratterizzare chi opera nell’interesse dei cittadini.

Dobbiamo tornare alla politica, che non è quella cosa che qualcuno definisce “sporca”, perché abbiamo avuto cattivi esempi da alcuni che, senza arte né parte, si sono collocati in posizioni di potere curando soltanto gli interessi spiccioli del partito, come i 5 Stelle che hanno vissuto sul reddito di cittadinanza, una normativa che ovunque fa raccapricciare, che ha creato e incrementato lavoro nero. Non perché queste elargizioni non siano necessarie per sovvenire alle esigenze di carenza di lavoro in qualche momento, ma come attuate costituiscono un sussidio permanente disincentivando la ricerca di lavoro perché è facile accontentarsi di quel sussidio, accompagnandolo con lavoretti in nero, così smorzando, sul piano personale, il desiderio di migliorare. Il reddito di cittadinanza avrebbe avuto un senso non solo per venire incontro ad evidenti necessità ma se ai percettori di quelle somme fosse stato richiesta di svolgere un servizio di interesse generale. Lo Stato dà una certa somma ad un cittadino il quale deve assicurare alla comunità una prestazione, attraverso un lavoro adeguato alla sua preparazione professionale. Andrà a sorvegliare i parchi ad evitare condizioni di degrado che favoriscano gli incendi, a sorvegliare l’accesso alle scuole, ad assicurare una presenza all’interno delle aree archeologiche o dei musei, ovunque c’è carenza di personale.

Invece ogni giorno si scopre che autentici ladri di denaro pubblico, così vanno chiamati, non “furbetti”, lucrano somme senza diritto. Ennesima dimostrazione di una classe politica assolutamente inadeguata.

Parliamo tanto, condannandola, della Prima Repubblica. Ma i partiti di allora avevano personale di più elevata preparazione. Dalla DC al PCI al PSI al PLI, tutti disponevano di personalità che dignitosamente avrebbero potuto svolgere funzioni di ministro, primo ministro, Presidente della Repubblica.

Tornare alla politica è necessario e urgente.

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