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La Corte dei conti del Lazio denuncia: il diritto dell’emergenza, “senza cura della qualità delle regole”

di Salvatore Sfrecola

Dopo l’inaugurazione dell’anno giudiziario delle Sezioni Riunite della Corte dei conti della quale si è detto con riferimento alla relazione del Procuratore Generale Angelo Canale, è stato oggi il Presidente della Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, Tommaso Miele, che della Corte è anche Presidente aggiunto, ad inaugurare l’anno giudiziario 2022 della Sezione della Capitale. Sono poi intervenuti il Procuratore regionale, Pio Silvestri, il Presidente della Sezione regionale di controllo, Roberto Benedetti, il Presidente del Consiglio dell’Ordine forense di Roma, Antonino Galletti, il rappresentante del Consiglio di Presidenza, Francesco Saverio Marini, e il rappresentante dell’Associazione Magistrati della Corte, Piergiorgio Della Ventura.

Com’è intuibile, la Sezione Lazio ha una posizione particolare importanza nel panorama degli organi regionali della Corte, per la rilevanza degli enti che hanno sede nella regione, a cominciare dalle amministrazioni centrali dello Stato. Poi nel Lazio ci sono i grandi enti pubblici, le numerose università pubbliche e private, centinaia di enti locali che gestiscono somme rilevanti.

L’impegno della Corte è stato particolarmente rilevante nell’anno appena chiuso. La Sezione ha, infatti, definito processi concernenti fattispecie dannose particolarmente pregiudizievoli dei bilanci pubblici, dello Stato, della regione, degli enti locali. C’è di tutto, dalla concessione di finanziamenti o di contributi pubblici in assenza dei presupposti previsti dalla legge alla mancata loro utilizzazione, alla stipula di contratti di locazione, attivi o passivi, a prezzi diversi da quelli di mercato. E poi l’affidamento di appalti per la realizzazione di opere pubbliche o per l’acquisizione di servizi, a margine dei quali si sono spesso registrati episodi di corruzione o di concussione; a margine di episodi di corruzione o concussione da parte di amministratori e dipendenti pubblici. La corruzione – ha spiegato il Presidente Miele – “è ancora assai diffusa e rappresenta un male endemico della nostra pubblica amministrazione, agevolata da una legislazione alluvionale e poco chiara, assai farraginosa”. E denuncia “una legislazione spesso ipertrofica e confusa nelle prescrizioni… sovrabbondante, complessa, poco coerente e finanche contraddittoria”, tendenza che “si è amplificata durante la crisi pandemica, con la proliferazione e l’affastellamento di regimi speciali e derogatori che hanno dato luogo a un “diritto dell’emergenza”, senza avere la minima cura della qualità delle regole”.

Un fatto di civiltà giuridica e di democrazia. Oggi il cittadino e gli stessi operatori del diritto, i dirigenti delle amministrazioni pubbliche, e finanche gli addetti ai lavori per trovare e stabilire il regime regolatorio di una fattispecie, devono ricostruire un puzzle e muoversi in uno slalom fatto di norme primarie contraddittorie, norme secondarie, leggi, leggine, decreti-legge che si succedono in contraddizione prima ancora che vengano convertiti in legge, statuti, regolamenti, circolari, atti di indirizzo, linee guida, queste ultime assurte, nelle intenzioni di qualcuno, a soft law.

“La Corte costituzionale aveva già evidenziato come ciò arrechi “un pregiudizio alla chiarezza delle leggi e alla intelligibilità dell’ordinamento” (sentenza n. 58 del 2018), comportando un aumento delle dimensioni e una maggiore complessità dei testi normativi”.

“Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – ha ricordato Miele – , nei mesi scorsi, ha sottolineato come “la moltiplicazione dei decreti legge adottati a distanza estremamente ravvicinata abbia determinato un consistente fenomeno di sovrapposizione e di intreccio di fonti normative”.

E poi: l’affidamento di incarichi di consulenza esterni da parte delle amministrazioni pubbliche in assenza dei presupposti previsti dalla legge; l’illegittima erogazione di finanziamenti; casi di assenteismo da parte di dipendenti pubblici; l’espletamento di incarichi professionali da parte di professori universitari in posizione di tempo pieno, o in assenza di autorizzazione; il mancato riversamento di una quota dei compensi in caso di espletamento di incarichi professionali esterni da parte di dipendenti pubblici; danno da disservizio e; all’immagine.

“In un momento come quello attuale – ha detto Miele – , in cui la salvaguardia degli equilibri dei bilanci e dei conti pubblici e la corretta gestione delle risorse pubbliche sono di fondamentale importanza, soprattutto in vista delle ingenti risorse finanziarie che l’Unione Europea trasferirà al nostro Paese nell’ambito del PNRR, il ruolo e le funzioni della Corte dei conti, piuttosto che essere indeboliti, debbano essere salvaguardati e valorizzati”.

Ma la relazione Miele si segnala per una spiccata attenzione alle innovazioni legislative che hanno interessato la Corte dei conti e ad alcuni importanti “richiami” alla politica ed alla stessa magistratura, perché – ha detto – con riferimento al rapporto fra Etica e Diritto, “non può negarsi che negli anni ci sono stati sconfinamenti fra organi e istituzioni nell’esercizio delle rispettive funzioni. Oggi è più che mai necessario che si ristabiliscano i ruoli che la Costituzione assegna a ciascun organo e a ciascuna istituzione, e che si ristabilisca un corretto rapporto fra di essi, in cui ciascuno faccia solo e soltanto ciò che deve fare nel solo perseguimento dell’interesse pubblico”.

“L’Etica – ha aggiunto – vuole che la “funzione” non diventi mai “potere”. L’esercizio della funzione giurisdizionale o della funzione di controllo (come di ogni altra funzione) non deve mai diventare “potere”. L’esercizio della funzione è neutro, la funzione è neutra. Essa diventa “potere” quando se ne abusa e la si deforma, la si indirizza ad altri fini da quelli previsti dalla Costituzione e dalla legge. Perciò la funzione giurisdizionale deve tendere solo all’accertamento della verità e alla affermazione della giustizia a tutela della corretta gestione delle risorse pubbliche, come pure la funzione di controllo deve tendere solo ad assicurare la buona amministrazione e l’equilibrio dei conti pubblici”.

“La Corte dei conti vuole svolgere un ruolo attivo per la tutela dei diritti dei cittadini alla legalità, all’imparzialità e al buon andamento dell’azione della pubblica amministrazione, e per il conseguimento di una amministrazione sana, trasparente, equilibrata, giusta, vicina al cittadino, capace di gestire correttamente ed in maniera efficace le risorse pubbliche”.

Avviandosi alla conclusione il Presidente della Sezione Lazio ha voluto sottolineare come la giurisdizione della Corte dei conti nelle ipotesi di responsabilità erariale è  “un presidio di legalità, e che, più in generale, le attribuzioni della Corte sono anche un presidio di democrazia, ove si consideri che la Corte dei conti, nell’esercizio delle sue attribuzioni di controllo o giurisdizionali, agisce nell’esclusivo interesse generale, e soprattutto dei contribuenti, che hanno il diritto di esigere che le risorse da essi versate allo Stato siano impiegate secondo canoni di efficienza, efficacia, economicità e nel rispetto delle leggi, con la dovuta oculatezza e diligenza”.

Quanto ai tempi di definizione dei giudizi i tempi della Sezione si sono dimostrati “sicuramente compatibili con il principio della ragionevole durata del processo di cui all’art. 111 della Costituzione”. Con impegno ad una ulteriore riduzione perché, ha aggiunto “una giustizia lenta non solo aggrava la pena di chi è sottoposto ad un giudizio, ma perde anche l’effetto di deterrenza o di indirizzo correttivo e maieutico per la corretta ed efficace gestione delle pubbliche risorse che generalmente la giurisprudenza dispiega”.

Per gestire le ingenti risorse che l’Europa ci mette a disposizione nell’ambito del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), previsti dal programma Next Generation EU, occorre una pubblica amministrazioine rinnovata, efficiente e al passo con i tempi, caratterizzata da digitalizzazione ed innovazione.

L’innovazione e il rinnovamento della pubblica amministrazione non possono riguardare, tuttavia, solo l’aspetto strutturale e organizzativo, ma devono investire, dal punto di vista sostanziale, anche l’aspetto funzionale, per soddisfare in tempi rapidi le esigenze dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. Occorre superare le lentezze e le complessità procedimentali, le duplicazioni delle competenze per il rilascio delle prescritte autorizzazioni, che hanno fin qui scoraggiato gli investitori stranieri ad investire nel nostro Paese, rappresentando un freno per le imprese e per tutta la nostra economia.

A questo radicale processo di rinnovamento della pubblica amministrazione la Corte dei conti non vuole restare indifferente e non vuole restare fuori da esso. Per essere al passo con i tempi e fare la sua parte nell’ambito di questo processo la Corte dei conti deve seguire un percorso di rinnovamento parallelo, pronta a raccogliere le sfide che l’attuale congiuntura economica del Paese presenta.

Ferme restando la collocazione istituzionale e la connotazione magistratuale della più antica magistratura del Paese, e la conseguente autonomia, indipendenza e imparzialità sia nello svolgimento delle funzioni giurisdizionali e di controllo che la Costituzione le assegna, è questa la sfida che attende la Corte dei conti, e a questa sfida essa deve guardare nell’interesse della stessa Corte, delle istituzioni, delle amministrazioni pubbliche, e soprattutto, dei cittadini.

Il giudicare non deve mai diventare “mestiere”, abitudine, fredda applicazione della legge, come se fosse una mera elaborazione di dati in un computer: il giudice deve essere umano, si deve sempre, e ogni volta, far carico del caso specifico e del fatto che la questione su cui è chiamato a giudicare, anche se per lui è abitudinaria, assume per l’imputato, o per le parti nel giudizio civile, o per il convenuto nel giudizio innanzi alla Corte dei conti, una valenza “particolare”, una importanza e una rilevanza vitale, nel senso etimologico della parola, nel senso che può cambiargli la vita.

Il giudice non deve dimenticare che dietro le carte di un processo, dietro ad un fascicolo pieno di carte, ci sono persone – e famiglie – che soffrono “la pena del processo”, soprattutto se innocenti, persone a cui vanno date risposte in tempi ragionevoli, in tempi quanto più possibile brevi. Il tempo che scorre è già una condanna”.

“Nell’esercizio della sua funzione il giudice non deve mai considerarsi estraneo al tormento di colui che è chiamato a giudicare, e giammai deve porsi nei suoi confronti con l’alterigia del migliore, con la presunzione del sapere, con la certezza di chi si ritiene depositario del giusto e del vero, con il vacuo compiacimento del potere. Il giudice deve accostarsi con umiltà alle responsabilità del suo servizio, e deve sapere che ogni suo giudizio, anche il più convinto e meditato, è solo un tentativo di accertare una verità che resta pur sempre, ed in ogni caso, relativa”.

“Per questo gli amministratori e i dipendenti pubblici non devono guardare alla Corte dei conti, nelle sue diverse funzioni, con timore o con diffidenza. Essi devono, piuttosto, vedere nella Corte dei conti la migliore e più sicura alleata per realizzare e garantire quei diritti alla legalità, al buon andamento, all’imparzialità dell’azione amministrativa, e alla corretta gestione delle risorse pubbliche che la nostra Carta costituzionale ha voluto garantire ed assicurare a tutti i cittadini”.

Ed ha chiuso con un pensiero e un auspicio che “riguardano il nostro essere uomini, il nostro essere genitori e figli, la nostra società e tutti noi”, con un pensiero commosso al popolo ucraino che sta subendo una guerra crudele e sofferenze che giammai avremmo potuto immaginare potessero accadere nel cuore dell’Europa nel XXI secolo”.

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