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A proposito del “totostaff” (promemoria per il prossimo Presidente del Consiglio)

di Salvatore Sfrecola

Non è una novità che, in assenza del governo, accanto al “totoministri” i giornali e le televisioni si dedichino a quello che potremmo chiamare il “totostaff”, cioè la lista di coloro che saranno chiamati a svolgere, all’interno dei ministeri, funzioni di collaborazione dei vertici politici, negli uffici di “diretta collaborazione”, come i Capi di Gabinetto ed i Capi degli Uffici legislativi, Segretario Generale o Capo Dipartimento. In questi giorni qualcuno dà per certo che la lista sia praticamente pronta e che il futuro Presidente del Consiglio l’abbia compilata ricorrendo all’“usato sicuro”, cioè ai grand commis d’état, tratti dalla magistratura amministrativa, soprattutto dal Consiglio di Stato, dalla Corte dei conti e dall’Avvocatura dello Stato che in atto quelle funzioni svolgono nelle varie amministrazioni. Almeno i Capi di Gabinetto sarebbero, dunque, sempre gli stessi, che costantemente negli ultimi due decenni, assistono i ministri di qualsiasi governo e di qualsiasi colore, passando da un ministero all’altro, con indomita disinvoltura tra lo stupore degli apparati che non possono non considerare che tra Ministro e il suo primo collaboratore, che pure è un tecnico “al servizio esclusivo della Nazione”, debba esserci un qualche feeling ideale. Ciò che dovrebbe escludere che un grand commis notoriamente vicino alla sinistra possa collaborare con un futuro ministro di destra. Se questo avvenisse dovrebbero sentire un qualche imbarazzo l’uno e l’altro.

E così, a leggere alcuni giornali, mentre sono incerti coloro che ricopriranno il ruolo di ministro sarebbero certi molti dei futuri Capi di Gabinetto, degli Uffici legislativi, Segretari generali, Capi dipartimento e figure analoghe. In sostanza la tesi è che la debolezza della politica, che fin qui ha presentato personaggi spesso privi di esperienza amministrativa, dei quali non è necessario fare nomi, ha di fatto attribuito un ruolo di “supplenza” al corpo degli addetti agli uffici di diretta collaborazione considerati in qualche modo, in ragione della loro provenienza soprattutto dalla magistratura amministrativa e contabile e dall’Avvocatura dello Stato, una sorta di “garanti” della legalità e della buona amministrazione e, pertanto, adatti a svolgere quel ruolo qualunque sia il “colore” del governo, di destra o di sinistra.

Non è assolutamente vero. Non può essere vero, dal momento che l’attività di attuazione dell’indirizzo politico emerso dalle urne e divenuto programma di governo non è neutro, come quando si adotta un atto vincolato. La politica è scelta fortemente orientata da motivi ideali e non c’è dubbio che coloro i quali trasmettono le direttive dei ministri alla struttura operativa debbano essere partecipi di quegli ideali. Senza trascurare un dato fondamentale. Proprio in ragione della stabilità che questi personaggi si sono assicurata va considerato che essi dovranno sopravvivere al ministro per passare a collaborare col prossimo, magari di un partito diverso od opposto. Non c’è altro da aggiungere. Chi ha orecchie da intendere intenda. Provenienti dalle medesime aree professionali, magistratura amministrativa, contabile ed Avvocatura dello Stato, il futuro Presidente del Consiglio, che gli elettori hanno decretato dover essere la leader della coalizione di Centrodestra, potrà trovare validi elementi per affiancare ministri, alcuni assolutamente privi di esperienza amministrativa, considerato che aver svolto funzioni di sindaco o di assessore in un comune o in una regione è cosa molto diversa dal rivestire il ruolo di vertice di un’amministrazione statale.

Non è compito di queste riflessioni che nascono dall’esperienza fare i nomi di coloro che la fantasia dei giornali indicano come collaboratori del futuro Presidente dei Consiglio a Palazzo Chigi nei fondamentali ruoli di Segretario Generale e di Capo del Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi (DAGL), come di molti ministri, immaginando un puzzle che si compone e scompone, sempre con gli stessi elementi che vengono collocati in questo o quel ministero a seconda del ministro, in una intesa tra i grand commis e/o secondo le indicazioni che provengono da “altrove”.

È chiaro che le scelte che faranno il Presidente del Consiglio ed i ministri saranno fondamentali, senza che sembri eccessivo, determinanti del successo del programma di governo. Un errore nella scelta dei ministri, come nella scelta dei loro diretti collaboratori sarebbe un grave errore. Di quelli che si pagano cari. Non lo dico io, lo certifica la storia della politica e dell’Amministrazione. E chi ha votato per l’attuale maggioranza non vorrebbe che il prossimo governo fosse “un’occasione mancata”.

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