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Gli orrori della guerra in un romanzo di Giovanni Grasso, “Il segreto del tenente Giardina”

di Gianluigi Chiaserotti

“Il segreto del tenente Giardina” di Giovanni Grasso (Rizzoli, Milano, 2023, pp. 223) è l’ultimo romanzo del Consigliere per la Stampa e la Comunicazione del Presidente della Repubblica, Giovanni Grasso, ma anche fine ed attento scrittore.
È la storia di Luce Di Giovanni, come scritto nella seconda di copertina, “una giovane donna decisa, intraprendente […] che si è fatta da sé dopo un’adolescenza travagliata” e di Marco Grillo “giornalista solitario, un po’ eccentrico, dotato di grande ironia, che vive a Roma, circondato ed ossessionato dai ricordi di famiglia.”.
Le loro vite sono destinate ad incontrarsi.
Infatti, Luce torna in Italia, dalla Francia, per i funerali della nonna materna, la quale, nel suo testamento, la incarica di avere notizie del luogo di sepoltura del padre (il bisnonno di Luce), Antonio Crespi, caduto nella Grande Guerra sulla Cima Bocche nella zona del Passo San Pellegrino.
Unico indizio è una lettera che il comandante della compagnia del Crespi, il Tenente Gaetano Giardina, inviò alla consorte annunziandogli la morte “da eroe” del coniuge.
Testarda Luce (la chiamano col soprannome “tigna”) inizia le ricerche (prima al Ministero della Difesa, poi all’Archivio di Stato) che la condurranno ad incontrarsi con Marco Grillo, discendente del Giardina, in quanto suo nonno materno.
Luce andrà nella casa romana di Marco ed inizieranno insieme a consultare il diario di guerra (siamo nel 1916, Battaglia degli Altipiani, “Strafexpedition” per gli Austriaci) del Tenente.
Nella consultazione si accorgono che mancano delle pagine, che i due troveranno soltanto in Sicilia, nella casa dei nonni di Marco.
E saranno delle scoperte terrificanti e Luce comprenderà come veramente il nonno è morto.
Mentre il Grasso nei suoi precedenti romanzi, “Il caso Kaufmann” ed “Icaro, il volo su Roma”, studia ed analizza documenti e vicende storiche realmente accadute, in questo preferisce un’ambientazione contemporanea.
Infatti, tutto il romanzo è un’alternanza di passi del diario (mai esistito e frutto di mera immaginazione, ma non per i fatti narrati nella parte rimanente del libro) del tenente Giardina e di descrizione di colloqui tra Luce e Marco, in cui un po’ scoprono anche loro stessi ed il loro passato famigliare che, volente o nolente, tende a coincidere.
“Il passato che riaffiora, ricco di colpi di scena, costringerà Luce e Marco a fare i conti con il presente e a interrogarsi su un nuovo, possibile, futuro”, come riportato nella seconda di copertina.
E tutto il romanzo è qui.
Scritto in una prosa limpida, scorrevole, molto curata, che si legge tutto di un fiato e più si va avanti e più si apprezza.
I fatti veri (soprattutto della I Guerra Mondiale) riportati con maniacale precisione: la situazione dei nostri fanti nelle zone di guerra e soprattutto la durezza della ferrea e spietata disciplina di generali senza cuore, ma anche figure di soldati coraggiosi votati al sacrificio, nonché il senso di umanità del Tenente Giardina.
Sicuramente il romanzo lancia un messaggio molto importante, e precisamente che i morti in guerra sono tutti uguali.
Non ci sono morti di serie A (caduti) e di Serie B (giustiziati).
Sono tutti caduti per la Patria come hanno evidenziato con leggi ad hoc la Francia ed il Regno Unito.
In Italia se ne discute ancora.
Un altro aspetto del romanzo è il tratto autobiografico del personaggio maschile. Infatti, Marco Grillo è un giornalista.
È allievo di Walter Mauro al Liceo.
È appassionato di montagna e fine conoscitore delle nostre Alpi.
In conclusione, tra Luce e Marco viene sviluppandosi un rapporto di rispetto e di profonda amicizia, il cui finale sarà sorprendente. Sfondo di tutto ciò è la temibile ed inespugnabile Cima Bocche, alle cui pendici sono morti inutilmente centinaia di ragazzi.
E questo è l’orrore della guerra, qualunque essa sia.

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