di Salvatore Sfrecola
Il 18 agosto la Chiesa cattolica ricorda Sant’Elena Imperatrice, figura che attraversa la storia romana e quella cristiana con un’impronta rara: madre dell’imperatore Costantino, ma anche pellegrina, archeologa ante litteram e, secondo la tradizione, scopritrice della Croce di Cristo a Gerusalemme.
Elena nacque presumibilmente intorno al 250 d.C. a Drepanum, in Bitinia (l’odierna Turchia), da una famiglia di modeste condizioni: alcune fonti antiche la vogliono figlia di un oste. Divenne compagna dell’ufficiale romano Costanzo Cloro, da cui ebbe il figlio Costantino, ma quando il padre del futuro imperatore sposò per ragioni politiche Teodora, figliastra dell’imperatore Massimiano, Elena fu ripudiata. Visse per anni in un ruolo marginale, finché l’ascesa del figlio al trono non la riportò clamorosamente al centro della scena imperiale.
Con l’Editto di Milano del 313, promulgato da Costantino, il cristianesimo ottenne libertà di culto nell’impero romano. Elena, ormai anziana, abbracciò la nuova fede con un fervore che la tradizione descrive come autentico e radicale. Intorno all’anno 326, già ottantenne, intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa: un viaggio che secondo lo storico Eusebio di Cesarea ebbe un’importanza storica enorme, perché segnò l’inizio del pellegrinaggio cristiano organizzato verso i luoghi della vita di Gesù.
L’episodio che ha reso Elena una figura leggendaria è il ritrovamento della Croce di Cristo. Secondo la tradizione, consolidatasi soprattutto a partire dal IV-V secolo, Elena fece scavare sul Golgota, dove l’imperatore Adriano aveva fatto costruire un tempio dedicato a Venere proprio per cancellare la memoria cristiana del luogo. Sotto le rovine sarebbero state rinvenute tre croci, identificate come autentica quella di Cristo grazie a un miracolo di guarigione. Su commissione di Elena e Costantino sorse poi la Basilica del Santo Sepolcro, uno dei luoghi più sacri della cristianità.
Gli storici moderni guardano a questo racconto con cautela filologica: le fonti più antiche e vicine ai fatti, come lo stesso Eusebio, non menzionano il ritrovamento della Croce, che compare invece in autori successivi come Ambrogio di Milano e Rufino di Aquileia. Resta indiscusso, però, il ruolo storico di Elena nella promozione dell’edilizia cristiana in Terra Santa e nella nascita del culto dei luoghi santi.
Sant’Elena morì probabilmente intorno al 330 d.C. e fu sepolta a Roma, nel mausoleo che oggi porta il suo nome, presso la basilica dei Santi Marcellino e Pietro. Il suo sarcofago in porfido rosso, oggi conservato ai Musei Vaticani, resta una delle testimonianze più imponenti dell’arte funeraria tardo-imperiale.
La sua figura venne presto assunta a modello di regalità cristiana: donna di potere che mette la propria autorità al servizio della fede, patrona dei pellegrini, degli archeologi e — per una tradizione più tarda — dei coniugi separati. Il culto si diffuse rapidamente sia in Oriente sia in Occidente, e ancora oggi il suo nome è legato a città, chiese e reliquie sparse in tutto il mondo cristiano, dalla Terra Santa a Treviri, dove secondo la leggenda portò con sé parte della tunica di Cristo.
A quasi diciassette secoli di distanza, la memoria di Sant’Elena continua a intrecciare storia e leggenda, potere politico e ricerca spirituale: un’eredità che ha contribuito, più di ogni editto, a plasmare la geografia sacra del cristianesimo.
Il nome Elena deriva dal greco Helénē e significa “fiaccola”, “luce splendente” o “scintillante”. Di origine classica e mitologica, , è stato, oltre della bellissima Elena di Troia il nome di importanti regine e sante. È uno dei nomi femminili più amati e stabili in Italia. Qui circa 300.000 persone si chiamano Elena. È tra i primi venti nomi femminili più diffusi nel Paese.
A parte il culto religioso ha certamente influito nella diffusione del nome la circostanza che Elena Petrovic, Principessa del Montenegro, sia stata Regina d’Italia, moglie di Vittorio Emanuele III. Molto amata per la sue opere di carità, durante la Grande Guerra trasformò il Palazzo del Quirinale nell’Ospedale militare da campo n. 1, nel 1937 ricevette da papa Pio XI la Rosa d’oro, un’onorificenza concessa dai papi a sovrani o a santuari come segno di speciale distinzione.
Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale Elena preparò una lettera destinata alle regine di sei paesi europei ancora non coinvolti nel conflitto. Richiamandosi alla cosiddetta “pace delle dame” del 1529, si rivolgeva alle sovrane di Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca, Iugoslavia e Bulgaria al fine di ottenere che le ostilità fossero sospese e che gli sforzi fossero uniti affinché si giungesse ad una pace duratura. L’iniziativa fu ostacolata dal Presidente del Consiglio: “Le circostanze attuali – scriveva Mussolini alla regina – e l’esperienza di tentativi recenti non consigliano di promuovere adesso l’iniziativa di un congresso internazionale di pace, e in queste circostanze l’appello di V. M. non avrebbe quello svolgimento pratico che solo potrebbe portare al raggiungimento degli alti fini che V. M. si propone”.
Dal 2001 per la Chiesa Cattolica è “serva di Dio”.
Un caro saluto e l’augurio di buon onomastico a tutte le Elena, speciale alla mia primogenita.
