martedì, Agosto 11, 2026
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Il “caso” Roggero e la grazia: ma non pressate Mattarella

di Salvatore Sfrecola

Non occorre una grande cultura giuridica per assumere una posizione equilibrata sulla vicenda del gioielliere di Grinzane Cavour che ha ucciso due dei rapinatori che, armi in pugno, erano entrati nel suo negozio. Avevano minacciato lui ed i suoi familiari. Mario Roggiero aveva reagito ma non al momento dell’ingresso nel locale e della rapina. Pistola in pugno li aveva inseguiti per strada, come mostrano le immagini delle telecamere di sorveglianza, e li ha uccisi.

I giudici hanno ritenuto che non fosse “legittima difesa”, ai sensi dell’art. 52 del codice penale, che esclude la punibilità di “chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Non hanno individuato un “pericolo attuale”, in quanto i rapinatori stavano fuggendo. Il gioielliere, dunque, è andato oltre la legittima difesa. È stata una vera e propria esecuzione. È evidente che inseguire i rapinatori e ucciderli esula dalla previsione normativa che in ogni caso è fondata sul valore superiore della vita rispetto a quello della refurtiva. Pertanto, ci sta anche il risarcimento delle vittime. Ma di questo si può discutere. A molti sembra assurdo che sia risarcito chi, con azione illecita e violenta, si è posto fuori della legge. E lo hanno condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione, tenendo conto del grave turbamento dovuto alla violenza subita, considerato, altresì, che il gioielliere di rapine ne aveva subite altre.

Roggero non ci sta. Si è detto “deluso della giustizia”, così come molti italiani e non pochi politici. I soliti dei quali si potrebbe dire “senso dello Stato zero”. Se la prendono con i giudici e invocano la grazia del Presidente della Repubblica.

Riassunte così le cose è evidente che c’è spazio per una iniziativa del Capo dello Stato, per l’adozione di un provvedimento di clemenza, la grazia o la riduzione della pena, poteri che l’art. 87, comma 9, della Costituzione attribuisce al Capo dello Stato con una formula che appare identica a quella dell’art. 8 dello Statuto Albertino, a sua volta espressiva della tradizione monarchica che vedeva nel Re il dispensatore della giustizia.

Devo dire che, mentre è comprensibile che il Roggero reagisca alla condanna ritenendola ingiusta, non condivido l’iniziativa dei politici i quali hanno preso lo spunto da questa situazione per farsi pubblicità, per affermare che la legittima difesa è sempre consentita anche nelle condizioni descritte. Insomma, a loro sembra possibile che oltre alla legittima difesa l’aggredito, non più in pericolo, possa farsi giustizia da solo, andando oltre i poteri degli agenti di polizia. Insomma invocano il far west per modesti interessi elettorali. Per evitare la concorrenza del Generale Roberto Vannacci, hanno scritto alcuni giornali.

L’iniziativa dei politici, tuttavia, potrebbe danneggiare Roggero, perché pressare il Capo dello Stato è irriguardoso della persona e della funzione che si vorrebbe esercitasse, specie se accompagnata da espressioni del tipo “si metta la mano sulla coscienza”, con riferimento ad altri casi nei quali la grazia è stata concessa, e in mancanza di un pentimento del Roggero, il quale avrebbe potuto dire “sì mi rendo conto che, frastornato dall’evento, esasperato dalla reiterazione delle rapine, sono andato oltre il limite”. Con una simile affermazione il Capo dello Stato potrebbe essere indotto a riconoscere le condizioni per l’adozione di un provvedimento di clemenza, mentre dare l’impressione di cedere alle pressioni di politici urlanti alla ricerca di visibilità, per un fatto che, per alcuni aspetti, come abbiamo visto è fuori legge, non gioverebbe certamente al prestigio del Presidente della Repubblica al quale fin qui tutti hanno riconosciuto equilibrio e senso dello Stato.

2 Commenti

  1. Per farmi un’opinione equilibrata, ritengo opportuno attendere la motivazione della sentenza.
    Allo stato direi che hai ragione, giacché da quel che appare dal filmato delle telecamere di sorveglianza, il gioielliere avrebbe sparato ai rapinatori a distanza ravvicinata, a bruciapelo o quasi. Nelle nostre strade abbiamo già i ragazzotti che sparacchiano ed accoltellano con scene da far west: ci mancano solo gli adulti per una Sfida all’OK Corral.
    Ovvio che alcuni pseudo politici ci guazzino, con asserzioni manichee; meno ovvio che un ministro tenti di forzare la mano al capo dello Stato, denotando non solo l’abituale ignoranza faziosa tanto diffusa nel nostro Paese, ma anche l’assenza di senso civico, purtroppo.

  2. Commento corretto e assoluramente condivisibile. Leggo cose in questi giorni che stravolgono i piu elementari principi del diritto. Davvero qualcuno pensa che sia lecito inseguire per strada un rapinatore in fuga e ucciderlo? Io sono per l’applicazione rigorosa della legge . Sono anche contrario a certi benefici penitenziari. Il carcere o è carcere o è altro. Ma sparare per uccidere due malavitosi in fuga non ha nulla a che vedere con la giustizia. È far west. E non possiamo legittimare il far west..a quel punto perché non procedere alla immediata impiccagione? Suvvia! lasciamo certe cose a Paesi che il diritto e la giustizia equilibrata non sanno neppure cosa sono. Angelo Canale

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