di Salvatore Sfrecola
Chiunque abbia ancora negli occhi l’immagine delle centinaia di migliaia di inglesi, di ogni età, assiepati lungo le strade di Londra, per ore, alcuni per più giorni, per poter vedere per pochi istanti il feretro della regina Elisabetta II, non si sarà certamente stupito nel vedere, dinanzi al Palazzo Reale di Oslo, una folla immensa, commossa, fino alle lacrime, per il Re Harold V deceduto all’alba del 28 agosto. Tutti portavano fiori sicché si è presto formata una distesa variopinta di migliaia di metri quadrati. Uno spettacolo mai visto. Moltissimi i giovani, in lacrime per quel sovrano che si identificava nel suo popolo, nella sua storia, nelle sue tradizioni, nei suoi costumi.
Il tg1 delle 20 non si è accorto di nulla. Una scelta? È difficile pensare che la notizia sia stata considerata marginale rispetto ai tanti piccoli servizi dedicati ad eventi musicali minori, di quelli che animano le notti d’estate qua e là lungo la penisola. Ma naturalmente è una questione di sensibilità. Perché trenta minuti più tardi la notizia del Re defunto e della commozione popolare non è sfuggita al TG2 che ha dato ampio risalto a quella presenza di persone addolorate che intonavano canti norvegesi, soffermando l’attenzione delle telecamere su quella distesa di fiori continuamente incrementata da persone di tutte le età.
Fin qui la cronaca del dolore silenzioso dei norvegesi.
La diversa scelta dei due telegiornali dice qualcosa? Di politico, in particolare? Perché forse a qualcuno dà fastidio che a qualche migliaia di chilometri, in un paese che è meta turistica di molti italiani, una monarchia che ha attuato la sua missione di espressione autentica di un popolo è vissuta col dolore per la perdita di un sovrano molto amato e si affida al suo successore Haakon VIII nella fiducia che l’idillio continui.
Una staffetta, si direbbe in termini sportivi, silenziosa ed efficiente. E la storia continua con serenità, perché un Sovrano non è di questo o di quel partito, di questa o di quella maggioranza e le forze politiche si confrontano sulle scelte, nell’intento di raggiungere la guida del governo senza coinvolgere il Capo dello Stato. il Regno Unito, ad esempio ci ha consegnato due esperienze importanti, il cambio di governo, silenzioso e rapido, e parlamentari che, eletti in collegi uninominali, forti di un autentico consenso, godono del massimo di indipendenza. Perfino quella di votare contro .il governo espresso dal proprio partito.
Nel “bel Paese”, la politica allontana dalle urne quanti ritengono che votare sia inutile, tanto saranno eletto, meglio “nominati” dalle segreterie di partito, gli amici, che devono essere fedeli, com’+ giusto, ma senza possibilità di dire la loro, se non in pochi casi, in alcuni ambiti.
E siccome lo spunto di queste riflessioni lo ha dato la successione al trono di Norvegia ricordo che, in vista della successione al Presidente Mattarella, le forze politiche, come è giusto che sia, si preparano ad una competizione elettorale, il rinnovo delle assemblee parlamentari, pensando al numero degli eletti decisiva per la scelta del nuovo Presidente che sarà eletto dalle nuove Camere.
E già si avanza qualche candidatura, forse in termini di ballon d’essai, perché al momento le ipotesi formulate immaginano possibili eletti ai quali si riconosce esclusivamente un’appartenenza politica senza alcun riferimento ai requisiti di indipendenza e di cultura, capaci di dare autorevolezza al Capo dello Stato che, ai sensi della Costituzione “rappresenta l’unità nazionale”.
Alla prossima puntata.
