mercoledì, Settembre 16, 2026
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I partiti sempre in ritardo sui programmi

di Salvatore Sfrecola

“Bisogna dire parole chiare su quel che vogliamo fare”. Così Pierluigi Bersani, pezzo da 90 del Partito Democratico in quota alla Sinistra postcomunista, già Presidente di regione della regione Emilia Romagna e poi Ministro dell’industria, generalmente apprezzato per il suo equilibrio e buon senso che dispensa a piene mani, ospite fisso in alcune trasmissioni di approfondimento de La7, con quella simpatica bonomia romagnola che ricorda tanto Don Camillo di Guareschi.

E se uno come Bersani dice che “bisogna dire” vuol significare che non si è detto “quel che vogliamo fare”. Affermazione grave, direi gravissima perché se è certo che i partiti provvedono a fare periodiche messe a punto del programma politico, anche in vista delle elezioni, è tuttavia evidente che questo deve costituire un dato permanente, anche se da aggiornare in relazione all’evoluzione delle vicende politiche e alle disponibilità delle necessarie risorse finanziarie.

Non è però solo del PD questo ritardo, come ha segnalato molto bene Enrico Mentana dicendo che non si conosce cosa il partito proponga sui temi più importanti dell’agenda politica a pochi mesi dalla prossima competizione elettorale per il rinnovo del Parlamento della Repubblica, e tenuto conto che le prossime Camere eleggeranno il successore di Sergio Mattarella.

Questo ritardo è di tutti i partiti ed è cronico, come ho ricordato più volte. Lo ha dimostrato Fratelli d’Italia quando, avendo appena assunto la responsabilità del governo ad ottobre del 2023 si è trovato a farfugliare dinanzi al bilancio di previsione dello Stato per l’esercizio finanziario 2024, presentato dal Governo Draghi, uno che di bilanci se ne intende. Un partito proveniente dall’opposizione, tale era FdI, avrebbe dovuto avere consapevolezza del documento programmatico della finanza pubblica che avrebbe necessariamente posto al centro, ma evidentemente non lo era stato, della proposta programmatica in sede elettorale. Questo dato ci dice che sono state avanzate ipotesi sui temi importanti senza tener conto delle disponibilità di bilancio. Come per le accise, che si proponeva addirittura di azzerare.

È un quadro desolante, una dimostrazione di incapacità dei partiti di gestire la cosa pubblica. Perché è evidente che molte delle proposte che hanno infiammato gli animi nel corso della campagna elettorale e in ragione delle quali i partiti hanno acquisito consensi non erano e non sono praticabili. Come quelle promesse che prevedevano che una buona parte dei cittadini avrebbero visto accreditate sul loro conto corrente gli adeguamenti delle pensioni. Ricordate? Dal giorno dopo…

Naturalmente ci sarà chi smentirà questa segnalata inadeguatezza dei programmi elettorali. Ma gli italiani hanno buona memoria. E comunque ci pensano TikTok, Instagram e Facebook a tenere vivo il ricordo delle promesse mancate riproducendo i video che avevano convinto molti che quelle idee sarebbero effettivamente diventate realtà.

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