mercoledì, Settembre 16, 2026
HomeNEWSGià sul finire del 1940, per Dino Grandi, Mussolini era un “reperto...

Già sul finire del 1940, per Dino Grandi, Mussolini era un “reperto archeologico”

di Salvatore Sfrecola

Di seguito all’articolo sull’8 settembre 1943, nel quale ho ricordato anche gli eventi del luglio, e segnatamente la deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo del 25, di approvazione dell’ordine del giorno Grandi che aveva restituito i poteri statutari al Re Vittorio Emanuale III, in primo luogo il Comando Supremo delle Forze Armate, ho ritrovato una interessante conversazione di Indro Montanelli, prestigioso giornalista e campione di libertà il quale rivela di aver conosciuto Dino Grandi sul fronte greco-albanese tra il 1940 e il 1941, quando il gerarca fascista prestava servizio quale Maggiore dell’artiglieria alpina, e di averne ricevuto delle confidenze sull’andamento della guerra e su Mussolini.

Grandi, uno degli esponenti più importanti del regime, parlamentare e ministro, una lunga permanenza a Londra, quale Ambasciatore, che gli aveva consentito importanti relazioni con personalità del governo britannico in una capitale ancora imperiale ed al centro delle relazioni transatlantiche, si aprì con Montanelli, reporter su vari fronti di guerra, che non era mai stato un frequentatore di gerarchi fascisti.

Con Grandi, che Montanelli vedeva per la prima volta, si era stabilito un immediato rapporto di simpatia. Racconta Montanelli, “mi disse che aveva letto tante mie cose, così diventammo amici in quei tre giorni in cui fummo insieme. Lui a un certo punto mi disse “il fascismo è finito, la guerra è perduta. Sta a noi gerarchi liberarci di questo reperto archeologico che è Mussolini”. Discorsi che nel 1940-41 si potevano pensare ma non fare ad alta voce, specialmente a un giornalista personalmente ignoto come me”.

Questa testimonianza è preziosa, perché conferma che, come ho ricordato più volte ed anche nell’articolo sull’8 settembre, già a pochi mesi dall’inizio della guerra, c’era, anche tra le gerarchie del regime, chi riteneva che fosse necessario mettere fine all’alleanza con la Germania, un impegno militare che non potevamo portare avanti essendo evidente che il conflitto, come sembrava ritenere Mussolini, non sarebbe stato breve. Quando fu evidente, scrive Gian Galeazzo Ciano nei suoi diari, da parte di Hitler e Mussolini “un errore fondamentale di calcolo: erano certi che Francia e Inghilterra avrebbero assistito inerti allo sgozzamento della Polonia”. E che gli Stati Uniti non sarebbero entrati in guerra a fianco di Inglesi e francesi.

Il 26 gennaio 1941, annota il Generale Paolo Puntoni, Aiutante di campo del Re nel suo diario (“Parla Vittorio Emanuele III”, Il Mulino, Bologna, 1993, p. 37), “è per la prima volta che vedo il Sovrano triste e seriamente preoccupato. La situazione militare è molto grave; le operazioni sono negative in tutti gli scacchieri; manca un’organizzazione seria nell’Alto comando ed è quasi impossibile ridare all’esercito l’efficienza che gli occorre per continuare la guerra in maniera degna delle sue tradizioni… Evidentemente il Sovrano si rende conto della incapacità di coloro che hanno in mano le redini del Paese di raddrizzare la situazione; forse pensa che lo stesso Mussolini non ne sia più in grado”.

Pochi giorni prima, 14 gennaio, il Gen. Puntoni aveva scritto: “viene a trovarmi il Generale Hazon (Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri n. d. A.). Mi fa un quadro molto fosco della situazione interna e mi assicura che il partito e Mussolini perdono ogni giorno terreno. Cresce il malcontento contro i gerarchi e cresce la disistima nei capi. Molti auspicano che uomini nuovi e moralmente sani vadano al governo” (ivi. p. 35).

Tutto quadra con le confidenze di Grandi a Montanelli. Ma la guerra durerà ancora più di quattro anni provocando in tutta Italia, da Nord a Sud, morti e distruzioni.

Il 25 luglio 1943 cadrà il regime fascista, con il concorso di Dino Grandi, ma la guerra durerà ancora fino al 1945. E sarà non solo contro i tedeschi ma anche una sanguinosa guerra civile.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Most Popular

Recent Comments

tiziano Pacelli on Auguri Presidente Mattarella!
Aldo Ammendola on Trent’anni senza Babbo Italo
Marco Perletta on Vincenzo Cuoco (1770-1823)
Gianluigi Biagioni Gazzoli on Turiamoci il naso e andiamo a votare
Michele D'Elia on La Domenica del Direttore
Michele D'Elia on Se Calenda ha un piano B