mercoledì, Ottobre 21, 2026
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La frana dell’ordine pubblico

di Salvatore Sfrecola

Milano, Torino, Bologna, ovunque scene di guerriglia urbana con vetrine infrante, negozi saccheggiati, quelli dell’abbigliamento di lusso, naturalmente. Accade anche in Francia e in Spagna e a Parigi e Madrid si sono dimessi i ministri dell’Interno resisi conto di aver fallito. In Italia no. Eppure l’inadeguatezza dei presidi di polizia è evidente e neppure recente. L’ordine pubblico esige soprattutto prevenzione della quale è un aspetto rilevante il presidio del territorio con interventi tesi a scoraggiare le azioni delittuose, anche gli scippi lo spaccio, le aggressioni delle quali purtroppo le cronache sono piene.

Il presidio del territorio con presenze che intervengono tempestivamente sventando furti e aggressioni scoraggia la delinquenza, anche quella minorile, sempre più aggressiva e violenta, come abbiamo visto soprattutto a Milano e come si ha nelle scuole nel bullismo dei vigliacchi e nelle aggressioni a docenti, situazioni incoraggiate da una sorta di impunità di fatto cui i continui provvedimenti governativi in materia di sicurezza non pongono rimedio. Perché “le leggi son ma chi può in mano ad esse?” Padre Dante faceva dire a Marco Lombardo nel Canto XVI del Purgatorio e se alle norme non si dà attuazione, anche questa circostanza incentiva i delinquenti. Se ne sono visti tanti tra sabato e domenica, intenti a recare danno alla proprietà pubblica e privata, ad aggredire Poliziotti e Carabinieri con violenza, confusi tra i partecipanti a manifestazioni legittime che avevano lo scopo di segnalare il disagio delle persone. Molti, si è sentito dire “italiani” di seconda o terza generazione, cui è stata concessa la cittadinanza evidentemente non integrati, per non aver percepito che questo è uno Stato fondato sul rispetto della legge “ne cives ad arma veniant”, giovani che covano risentimenti nei confronti dell’Italia nonostante abbia accolto i loro genitori e riconosca loro diritti di cui nei paesi di provenienza evidentemente non godevano.

La presenza di violenti nelle manifestazioni politiche e sindacali è sempre prevista. In una logica di prevenzione andrebbero individuati e messi in condizioni di non nuocere prima. Dovrebbe essere impedito loro di unirsi ai manifestanti che forse sarebbe opportuno fossero riconoscibili ad iniziativa degli organizzatori. Un tempo, soprattutto nelle manifestazioni sindacali, un “servizio d’ordine” degli organizzatori impediva l’ingresso dei violenti e dei provocatori.

La gestione dell’ordine pubblico non è facile. Servono specialisti, persone dotate di conoscenza degli strumenti normativi, delle forze a disposizione e della strumentazione necessaria. E di una sensibilità politica che è dote rara in questo momento della vita pubblica, tanto che la Presidente del Consiglio non ha trovato il candidato giusto tra i partiti della maggioranza ed è dovuta ricorrere ad un funzionario, com’era accaduto in precedenti governi. Ed è grave che i partiti non dispongano di una personalità che abbia l’attitudine a rivestire l’incarico di ministro dell’interno, ruolo fondamentale, forse il più politico di una compagine governativa.

Il governo deve prendere atto che la sicurezza interna è franata, che occorre una diversa gestione, che punti sulla prevenzione attraverso soprattutto il presidio del territorio che scoraggi i malintenzionati. Bisogna fare presto. Bisognava farlo prima, ma non è mai troppo tardi ed è l’argomento che dominerà la prossima campagna elettorale perché la sicurezza pubblica non è né di destra né di sinistra, è un bene prezioso che i governi devono assicurare ai loro cittadini. Basta poco per far capire che il vento è cambiato che la “tolleranza zero” non è uno slogan ricorrente ma la realtà di questo Paese.

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