venerdì, Ottobre 23, 2026
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Lo scivolone di Silvia Salis sul risarcimento dei danni provocati nel corso delle manifestazioni

di Salvatore Sfrecola

Invitata a commentare la misura che giornalisticamente è stata riassunta nella frase “chi rompe paga”, una regola antica che dal diritto romano regola il risarcimento del danno da fatto illecito (art. 2043 del codice civile), responsabilità estesa ai genitori dei minori non emancipati (art. 2048), il Sindaco di Genova Silvia Salis ha detto che il risarcimento in qualche caso “aggiunge degrado economico a situazioni già difficili”.

Insomma, la butta in sociologia, com’è consuetudine a sinistra, invece di percepire il valore civile di una regola che afferma la necessità di rispettare i diritti altrui e conseguentemente impone il risarcimento del danno “ingiusto” cagionato con comportamento doloso o colposo.

Direi che è una buona regola di “educazione civica”. Il rispetto dei diritti altrui attribuisce ad un soggetto la dignità di cittadino di uno stato liberale. Nessun motivo di protesta, anche il più condivisibile, può giustificare il danneggiamento di beni pubblici o privati o addirittura il furto o la rapina, come potrebbero essere variamente definiti, alla stregua del codice penale, i comportamenti che abbiamo visto a Milano, tanto per riferirci agli esempi più significativi.

Detto questo, le parole di Silvia Salis sono uno scivolone gravissimo per una persona che tiene a presentarsi come preoccupata del bene comune, impegnata a favorire una partecipazione consapevole dei cittadini alla gestione della sua città coinvolgendoli nel mantenimento della pulizia delle strade e nella cura degli spazi pubblici che giustamente spiega essere proprietà comune, prezioso valore di una comunità.

La preoccupazione di non gravare le famiglie in situazioni di difficoltà in caso di condanna al risarcimento del danno provocato dai minori “esuberanti” si può soddisfare con misure alternative, come l’impegno del giovane in attività socialmente utili ma non può essere una giustificazione per farne un irresponsabile sulla base di una concezione classista per cui potrebbero essere condannate a pagare solamente le famiglie benestanti.

Ha da studiare la dottoressa Salis se vuole candidarsi a guidare il “campo progressista”, se trascura una regola essenziale della vita civile, una di quelle che i nostri progenitori ritenevano fondamentali perché il popolo non corresse alle armi.

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