di Salvatore Sfrecola
È il 9 novembre, domenica, intorno alle 19,40, quando esco da Termini, la stazione centrale di Roma, affollatissima, per dirigermi verso la postazione dei taxi in piazza “dei Ciquecento”. La fila è lunghissima, l’attesa esasperante. È necessaria oltre un’ora. Le auto arrivano di tanto in tanto. Uno, due, a volte tre per volta, a distanza di tempo. La gente borbotta all’indirizzo del Sindaco e della Civica Amministrazione. I più sono silenziosi, fatalisticamente abituati al disagio. E questo è grave perché vuol dire che si è persa la speranza di poter avere un servizio migliore, degno della Capitale d’Italia, della Sede del Papato, della città che costituisce un punto di riferimento anche turistico per milioni di persone nel corso dell’anno, molte delle quali giungono da lontano coi treni.
Nell’attesa, lo sguardo corre alle maestose Mura Serviane, le prime a difesa di Roma, risalenti alla metà VI secolo avanti Cristo, dovute al sesto Re di Roma, Servio Tullio. Con nostalgia di una Civitas che, a quanto sappiamo, funzionava tanto da apprestarsi, per riprendere le parole di Aldo Cazzullo, a dominare il mondo.
Che tristezza! Quando finalmente salgo sul taxi l’autista mi dice che il Sindaco ha disposto le ferie per 3000 taxi. Non so se la informazione è esatta. Ma è certo che la sola ipotesi che in una giornata festiva con un incontro di calcio e varie manifestazioni non ci sia un numero di taxi adeguato è deprimente, considerato che il tempo di attesa è pari al viaggio Roma-Napoli.
Una condizione della quale nessuno si vergogna. Anche perché oggi gli italiani viaggiano più di un tempo. E sanno che a Parigi, a Londra, a Madrid, a Berlino un taxi si trova facilmente. Ce ne sono ovunque in abbondanza, tutti in ottime condizioni, che percorrono le strade velocemente agevolati anche da una viabilità resa fluida da corsie preferenziali e da percorsi in tunnel.
Perché non riusciamo ad avere un servizio dello stesso livello? Perché d’estate dobbiamo essere noi clienti a chiedere l’aria condizionata quando dovrebbero essere i tassisti a sentirne per primi il bisogno, per non respirare attraverso i finestrini spalancati lo smog maleodorante della città?
E mi chiedo perché il Sindaco con l’Assessore competente o il Presidente delle società di trasporto, che pure sanno come funziona il servizio in altri paesi, non si adeguano?
Un insulto all’intelligenza dei romani i quali, peraltro, va anche detto, un po’ se lo meritano se continuano a votare, per un ruolo così delicato e importante, la stessa, incapace classe politica.
