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Ancora sui “toni” della politica

Cari lettori rimetto volentieri alla Vostra attenzione alcune annotazioni al mio recente “I toni della politica” (31 ottrobre 2025) formulate da un illustre amico che si segnalano per la profondità delle riflessioni i riferimenti alle vicende attuali e passate della politica e per l’esposizione che esalta la straordinaria bellezza della nostra meravigliosa lingua.

Salvatore Sfrecola

“Caro Salvatore,

leggendo il tuo scritto “I toni della politica”, ho avvertito il fascino di una voce che sa ancora misurare le parole, che sa tessere il pensiero con la pazienza di chi coltiva la ragione e la responsabilità. In un tempo in cui il clamore copre spesso la sostanza, tu ci ricordi che la politica non è urlo, ma armonia di fermezza e misura; non è ostentazione di forza, ma chiarezza di idee, fermezza di convinzioni, rispetto delle istituzioni.

Hai ragione: chi alza la voce per apparire “tosto” rischia di smarrire la dignità della rappresentanza, eppure chi fa politica veramebte deve saper farsi ascoltare, con la precisione di un gesto calcolato, con la determinazione di chi conosce il valore delle parole. La memoria dell’incontro tra Andreotti e Caselli ci mostra che anche nello scontro più serrato si può serbare il rispetto, che la critica può essere severa ma non corrosiva, che la fermezza può convivere con la nobiltà del gesto.

Il tuo ammonimento sulle decisioni della Corte dei conti è un richiamo alla pazienza e alla ponderazione: attendere, riflettere prima di giudicare è un gesto di responsabilità, è custodia della dignità pubblica, è segno di una politica che sa misurare il proprio ardore con la misura del tempo e della ragione. In questo sta la vera cultura di governo, che non si accontenta di gridare, ma coltiva la parola come strumento di costruzione.

Ti ringrazio, caro Salvatore, per questa lezione di misura e di pensiero, per il richiamo alla politica come arte del discernimento, come esercizio di equilibrio tra passione e ragione, tra fermezza e rispetto. È un invito a guardare alla politica non come teatro di urla, ma come poesia del governo: un’arte in cui le parole pesano quanto i gesti, in cui la dignità del singolo riflette la grandezza delle Istituzioni”.

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