martedì, Dicembre 16, 2025
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Fake news ricorrenti sul Quirinale che trama contro il Governo

di Salvatore Sfrecola

L’idea che il Quirinale manovri contro il Governo in carica ricorre periodicamente nel dibattito politico quando la maggioranza parlamentare è diversa da quella che ha eletto il Capo dello Stato. Naturalmente sono quasi sempre fake news diffuse da giornali e televisioni con “sembra” o “si dice” abilmente proposti all’opinione pubblica in modo che dal Colle sia difficile smentire. E così il tarlo si fa strada e il clima si avvelena ed altera il dibattito politico introducendo sospetti che, fondati o meno, condizionano l’andamento delle scelte politiche e, in fin dei conti, delle scelte elettorali. 

In una certa misura è una situazione inevitabile e deriva dal ruolo “politico” del Capo dello Stato che, ancorché abbia assunto un ruolo super partes, è pur sempre una personalità espressione dei partiti politici che lo hanno votato, scelto tra gli esponenti di maggiore rilievo, sempre con ruoli preminenti, di governo e parlamentari. Quindi si tratta sempre di un politico a tutto tondo quello che sale al Quirinale naturalmente portato a far conoscere, sia pure con garbo, quale opinione abbia di vicende di rilievo interno ed internazionale. Ciò che fa in occasioni quasi quotidiane, quando invia messaggi ad iniziative culturali, rievocative o di significato politico, quando formula indirizzi di saluto a visitatori del Palazzo o quando partecipa ad incontri promossi in sede locale da autorità politiche o culturali. Anche all’estero il Capo dello Stato sottolinea o integra la linea di politica estera del Governo. Fa politica quando invia messaggi alle Camere. Perfino quando concede le onorificenze della Repubblica, un riconoscimento che ha anche un significato di condivisione del ruolo personale o istituzionale dell’insignito.

Naturalmente questo ruolo politico viene manifestato in forme diverse e con diversa intensità e percepito dalla politica e dall’opinione pubblica a seconda delle specifiche sensibilità.

È un dato che ha accompagnato tutti i Presidenti. Perfino Luigi Einaudi, che era non solo uno scienziato al di sopra delle parti, ma di sentimenti monarchici, come aveva rivelato alla vigilia del referendum del 2 giugno 1946, quindi dotato di una visione molto super partes del ruolo, è stato accusato di essere “troppo liberale” sicché la Democrazia Cristiana non volle la sua rielezione preferendogli Giovanni Gronchi che al Colle sai è costantemente ricordato di essere un cattolico democratico. Così Antonio Segni, già Presidente del Consiglio, come Giovanni Leone che fu anche Presidente della Camera, come Oscar Luigi Scalfaro, come Sandro Pertini. Francesco Cossiga era stato Presidente del Consiglio e del Senato e si fece fama di “picconatore” perché non ne faceva passare una anche ai suoi “amici” di partito, anche quando ricordava quale fosse il diverso ruolo del Presidente del Consiglio Andreotti. Anche Giorgio Napolitano si disse che avrebbe manovrato contro Silvio Berlusconi del quale certamente non condivideva le idee e gli ideali.

Nessuno ha mai trascurato di far capire come la pensava in relazione a problemi, anche importanti, della vita sociale e delle relazioni internazionali. 

E allora viene spontaneo, guardando a quel che accade negli Stati nei quali il Capo dello Stato è un monarca, riconoscere che in quegli ordinamenti il Re è effettivamente e gelosamente estraneo al confronto politico, perché non deve niente ai partiti, perché la sua autorevolezza e il suo prestigio derivano dall’essere l’interprete della Nazione nel suo divenire e nelle prospettive future, ciò che non esclude che debba e possa in qualche momento richiamare l’attenzione della classe politica su emergenze o esigenze nazionali con straordinaria prudenza, perché nella assoluta, percepibile indipendenza sta il prestigio della Corona e dello Stato. Sta anche in questo ruolo storico, esaltato dalla globalizzazione che vorrebbe annullare le identità nazionali cui le persone sono naturalmente legate, il fascino delle monarchie che abbiamo potuto constatare ed è stato sottolineato dalla stampa e dalle televisioni anche di recente in occasione della visita dei sovrani spagnoli, Felipe VI e Donna Letizia, e inglesi, Carlo III e la Regina consorte Camilla, accolti ovunque con simpatia dalla popolazione.

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