di Salvatore Sfrecola
Alla notizia della vittoria del NO nella votazione referendaria i giudici del Tribunale di Napoli, se è autentico il filmato diffuso dai social, si sono esibiti in canti e balli, tra l’altro sfottendo il Presidente del Consiglio e la maggioranza di governo. Si è sentito anche cantare “Bella ciao” e, naturalmente, subito è giunto il commento: “sono questi i giudici indipendenti?”
È vero, ha disturbato molto anche me, ed altri che hanno votato NO, questa esibizione inutile e sciocca, che dimostra scarso senso dell’opportunità e nessun equilibrio, doti che dovrebbero caratterizzare un servitore dello Stato, soprattutto in toga, tenuto in ogni occasione, come ci è stato detto all’ingresso in carriera, ad apparire, oltre che ad essere, indipendente, come la Costituzione impone.
È vero che, durante la campagna elettorale referendaria, i magistrati sono stati oggetto di insulti, di denigrazioni, accusati di ogni ignominia da parte di politici e giornalisti che, prendendo spunto da qualche episodio, lo hanno indicato all’opinione pubblica come emblema di un’intera categoria, trascurando che migliaia di magistrati, giorno dopo giorno, “con disciplina ed onore” servono lo Stato e la Giustizia.
È vero anche che sono state attribuiti alla Magistratura gli effetti di disfunzioni che non sono certamente colpa dei magistrati ma che derivano da norme processuali inadeguate, carenza di personale, locali inadatti all’esercizio della funzione. Ma questo non giustifica l’atteggiamento di quei giudici i quali non hanno saputo dare dimostrazione di serenità proprio nel momento in cui le istanze della magistratura più avvertita sono state accolte dai cittadini. Non perché tutto, come dice qualcuno, debba rimanere com’è, immobile, ma perché quelle proposte non attuavano neppure l’inizio di un processo riformatore. Non per fare un “processo alle intenzioni” ma perché la politica aveva dimostrato, con iniziative legislative o comunque con idee pubblicamente manifestate, di volere riforme preoccupanti, come, per tutte, il superamento della “obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale” che è espressione della indipendenza della magistratura e garanzia della “par condicio” di tutti i cittadini.
L’augurio è che la decisione degli elettori apra una stagione di approfondimento delle esigenze vere e capaci di effetti immediati percepibili dalla gente, una stagione nella quale “sine ira ac studio” ambienti della politica, della Magistratura e del Foro siano capaci di definire riforme organizzative e procedurali che diano efficienza al sistema Giustizia, ciò che vuol dire assicurare celerità ai processi riempiendo i vuoti degli organici di magistrati e di addetti agli uffici Riforme possibili anche in tempi rapidi, naturalmente cambiando le “teste” governative e parlamentari.
