di Gianluigi Chiaserotti
Nell’ottavo centenario della morte di San Francesco, dopo le biografie di Aldo Cazzullo e Alessandro Barbero che hanno tenuto per mesi il vertice delle classifiche dei libri più venduti, giunge nelle librerie un romanzo storico di Elsa Flacco, “Per Francesco che illumina la notte” (Edizioni Il Viandante, 2026, pp. 379).
Docente di materie letterarie nel liceo scientifico, apppassionata di storia, questo volume di Elsa Flacco è una narrazione che s’incentra sugli ultimi anni di vita del Santo, dal 1224 al 1253, nel momento in cui Francesco contribuisce a cambiare il volto della Cristianità. Il Santo ed i suoi primi confratelli sono i protagonisti di una storia straordinaria che dal centro dell’Umbria s’irradia ovunque nel nome di Cristo.
Il romanzo ha un incedere coinvolgente che evoca le maggiori rappresentazioni poetiche, teatrali e musicali. Figura centrale è Tommaso da Celano (1190-1265), il grande biografo di San Francesco, del quale scrisse ben tre “Vite” e fu anche il fine autore del “Dies irae”, la celebre sequenza in lingua latina, considerata una composizione poetica medievale tra le più riuscite e che fu resa celebre da grandi compositori. Si riscontra un salto di stile rispetto al latino classico: il ritmo è accentuativo e non quantitativo, e i versi sono rimati con rima baciata (AAA, BBB, CCC) ad eccezione delle ultime due strofe. Il metro è trocaico.
Nel romanzo di Elsa Flacco tutte le vicende storiche sono descritte con precisione accademica, studio attento delle fonti, accurata descrizione dei luoghi. Attraverso la verde Umbria, ma anche l’Abruzzo, terra che la scrittrice ama e conosce e che vive nella quotidianità.
Elsa Flacco mescola fatti storici autentici e momenti romanzati, come una splendida storia d’amore, che il lettore apprezza per la delicatezza della narrazione e la purezza dei rapporti.
Alla morte di San Francesco, Elsa Flacco descrive la figura di Tommaso da Celano, ma anche quella di Elia da Cortona, il frate che il Santo designò suo successore, che poi, per invidie e malelingue, cadde in disgrazia.
Altra figura chiave del romanzo è quella di Jacopa de’ Settesoli, benefattrice dell’Ordine ed amica del Santo, che poi aderirà al Terzo Ordine Francescano.
Un romanzo che i nostri lettori apprezzeranno per l’esposizione degli eventi che stimola l’attenzione di pagina in pagina, con un linguaggio che richiama la migliore letteratura italiana, un po’ Manzoni, un po’ Cazzullo, per rimanere all’ultimo biografo del Santo. Un romanzo scritto con passione, come nelle precedenti opere dell’Autrice.
C’è la Chiesa rinnovata dal “poverello” d’Assisi, il suo insegnamento, che ci viene incontro soprattutto negli ultimi capitoli, di cui sono protagonisti il Bene ed il Male, che spesso si confondono, ma non solo nella mente dei semplici.
