di Salvatore Sfrecola
S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo, d’ambo i lati un grido rimbomba: “meno male che Giorgia c’è”! Abbiamo preso a prestito da una reminiscenza liceale i versi più noti de “Il Conte di Carmagnola”, con il quale Alessandro Manzoni rievocava la battaglia di Maclodio (1427) tra veneziani e Visconti. Lo ha fatto anche Daniele Capezzone su Il Tempo. Comunque per avviare qualche riflessione su un fatto che appare non controverso: Giorgia Meloni è esaltata e/o fa comodo a destra e a sinistra. A destra perché nella narrazione del governo più lungo della storia repubblicana, con tutti i limiti che abbiamo già illustrato dell’esperienza del governo Berlusconi – Fini durato, con l’interruzione di qualche ora, dal 2001 al 2006, non è dubbio che la premier è protagonista di una narrazione di successi, soprattutto a livello internazionale. Ciò che può aver convinto molti che quello di governare è realmente la sua vocazione. Che, invece, a sinistra, non appare a molti soddisfacente, tenuto conto delle difficoltà che incontrano le persone che debbono vedersela con remunerazioni inadeguate a fronte di un costo della vita aumentato nonostante i portavoce delle destre continuino a diffondere entusiasmo sui risultati delle nuove assunzioni, la riduzione di alcune aliquote fiscali.
Oggi interviene un fatto nuovo, per modo di dire, perché ci aveva già pensato Silvio Berlusconi, la eliminazione della “odiosa”, come giustamente definita da Giorgia Meloni nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri, tassa sulla proprietà dei mezzi di locomozione per i piccoli veicoli. Lo fa nel 2027, cioè per un anno, per un tributo che in parte destinato alle regioni le quali evidentemente non ci staranno a veder falcidiati i loro bilanci da questa generosa iniziativa governativa.
Sta di fatto che questa iniziativa apre la campagna elettorale e forse anticipa la data dell’apertura delle urne. Ad evitare che cresca ulteriormente il Generale Vannacci che miete consensi, almeno a quanto dicono i sondaggi, fra i suoi elettori e anche, in diversa misura, fra quelli di Forza Italia e della Lega e, probabilmente, recupera un dissenso nei confronti del Centrodestra che si è manifestato con una significativa astensione.
È facile prevedere che senza Vannacci, che attira consensi richiamando l’insicurezza delle città e dei borghi, la coalizione di centrodestra non possa vincere le elezioni. Ed è altrettanto evidente che il Generale vittorioso detterà alla coalizione, all’indomani dell’esito delle urne, le sue regole, i suoi principi, quelli che sta diffondendo nel Paese, che gli consentono di acquisire consensi presentandosi come la “destra pura”, a fronte della destra un po’ opportunista, “corrotta” dall’esperienza di governo, che mette in campo amministratori e funzionari modesti. Che mette in forse l’immagine di quella destra la quale più che un’ideologia, come dice qualcuno, è “un modo di essere” sul quale l’eventuale insuccesso di Giorgia Meloni avrebbe un effetto negativo, probabilmente duraturo. Per questo anche per i sinistri “meno male che Giorgia c’è”.
La campagna elettorale è appena iniziata. Non sappiamo ancora come si svolgerà. Ad esempio, se il “campo largo”, che in atto è una accolta di persone di vario genere, alcune assolutamente impresentabili, malati di ideologie, sceglierà il leader con le primarie o se invece dietro l’angolo c’è, come suggerisce Matteo Renzi, Silvia Salis, Sindaco, me lo consentirà lei che preferisce la versione al femminile, per la quale è preannunciato per4 metà ottobre un libro che dovrebbe essere il suo manifesto politico, che dirà probabilmente cose che, con qualche distinguo, abbiamo sentito da Giorgia Meloni. Perché anche Silvia Salis è donna, è madre, è cristiana. In più è stata anche una atleta. Ciò che non guasta perché lo sport è sempre un indice di carattere, di impegno, di esercizio durato anni, condotto con personale sacrificio del tempo libero, degli affetti, spesso anche delle professioni. La Salis è sindaco di una grande città, capoluogo di una importante regione, e sembra che stia facendo bene anche se dalla destra vengono critiche, forse perché attenta molto ai conti, che è una cosa sempre apprezzata dal cittadino, anche se spesso tener fede ai conti significa chiedere qualche sacrificio.
Non so fare delle previsioni. È troppo presto. Non so neanche farli, considerate le mie idee, le mie preferenze, le mie simpatie, la mia cultura di giurista liberale, cattolico, perché il mio desiderio del “buon governo”, secondo una lucida indicazione di Luigi Einaudi, può essere a volte, poco politica.
In effetti io ho difficoltà a identificarmi in uno dei tanti partiti, anche se poi ho sempre votato per partiti di Centrodestra. Ho guardato in alcuni momenti con simpatia a Silvio Berlusconi, imprenditore capace e un po’ spregiudicato, ma che è parso come una barriera sicura nei confronti di una sinistra poco credibile, ancora incapace di guardare allo Stato e alle sue istituzioni, in particolare alle Forze Armate e dell’Ordine. Ho guardato con simpatia in un certo momento Matteo Salvini e ho pensato, attraverso quella famosa iniziativa di “Noi con Salvini”, che fosse capace di uscire dal gretto contesto della Padania per aprirsi alla nazione. E poi Antonio Tajani, che conosco da ragazzo, che so persona per bene al quale perdono anche quegli svarioni che di tanto in tanto, forse per un po’ di precipitazione, diffonde sul web o nelle televisioni, come quando ha detto che “il diritto internazionale lascia il tempo che trova” e altre analoghe amenità. È un uomo che merita comunque rispetto e apprezzamento per la sua storia personale, che conosciamo dalla Commissione e dal Parlamento Europeo.
