mercoledì, Ottobre 21, 2026
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Chi danneggia paga. Speriamo, perché era già previsto e non si è fatto.

di Salvatore Sfrecola

Circondata da eminenti giuristi dell’Università e del Foro e da magistrati, ordinari, amministrativi e contabili prestati al potere governativo in funzione di direttori e collaboratori degli uffici di diretta collaborazione, la Presidente del Consiglio ha scelto la via che doveva essere seguita già all’indomani della formazione del governo, quello di di stabilire che chi danneggia paga, formula antica a tutela della proprietà pubblica e privata. Non soltanto nelle manifestazioni pubbliche a carico di coloro i quali si inseriscono nella massa per creare disordini, devono essere condannati a pagare, quando individuati, loro o le loro famiglie se minorenni, per i danni causati.

Come abbiamo visto nei filmati di questi giorni con il danneggiamento delle vetrine e il saccheggio dei supermercati e dei negozi di abbigliamento, ovviamente i più esclusivi. Siamo al furto.

Tutti questi comportamenti potevano essere perseguiti alla luce della legislazione vigente, penale e civile, come nel caso dei genitori dei minori responsabili, ai sensi dell’art. 2048 del codice civile, dei danni cagionati dal fatto illecito dei figli non emancipati.

Anche nelle scuole, come vado dicendo da anni, che sono la casa dei giovani, una delle case degli italiani, che non possono essere impunemente imbrattate e danneggiate durante le occupazioni che sono comportamenti di per sé illeciti perché l’interruzione di un pubblico servizio è un illecito e un danno erariale in quanto lo Stato retribuisce personale docente che non svolge il lavoro per il quale è pagato. Basta passare davanti a ogni scuola per constatare come le pareti esterne e i portoni siano imbrattati senza che nessuno si vergogni, il preside prima di tutto, e le autorità di pubblica sicurezza che non intervengono e non assumono iniziative tese a individuare i responsabili.

Lo vado dicendo da anni. Io liberale, non di quelli di complemento, in un periodo nel quale tutti si dicono liberali, rispettoso di qualunque manifestazione del pensiero ritengo che quelle che abbiamo visto a Milano, Torino, Brescia non possano che essere identificate espressione di un diritto a far conoscere idee ed a manifestare richieste di intervento all’autorità pubblica. Chi sfonda una vetrina, chi si appropria delle merci di un negozio è un delinquente, un ladro e come tale va trattato.

Quindi ben vengano queste sanzioni con le quali anche se non sarà sempre facile individuare i responsabili, lo Stato vuole garantire a tutti  la libertà di manifestazione del pensiero ma assicurare la comunità nazionale che eventuali danni a beni pubblici e privati non rimangono impuniti.

In questa occasione si sta constatando l’estrema fragilità e della classe politica perché, da un lato, c’è una pseudo destra che fin qui non ha utilizzato gli strumenti che l’ordinamento già rende disponibili, dall’altro c’è una sinistra, che si qualifica “progressista”, un termine che fa intendere una prospettiva di miglioramento della società, la quale affronta il tema prevalentemente sotto il profilo sociologico, dicendo che bisogna comprendere le ragioni del disagio della gente e dei giovani in particolare. Certamente, quanto alle proteste autentiche esse vanno affrontate, analizzate a fondo e comprese. Ma i disagi della gente e dei giovani in particolare, che sono una costante nel tempo, non possono giustificare, in una democrazia liberale, azioni delittuose come il danneggiamento di beni pubblici e privati e l’aggressione alle forze dell’ordine.

Il disagio giovanile è sicuramente una condizione che coinvolge la responsabilità delle istituzioni, della scuola in primo luogo e della classe di governo ai vari livelli, quanto alle condizioni di lavoro, alla sanità, alla politica delle abitazioni. Ed è una responsabilità grave se si muove la piazza. Ma è l’arma del voto lo strumento principe della protesta. Per cambiare.

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