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Aimone di Savoia il Principe manager, incontra gli studenti della LUISS

di Salvatore Sfrecola

Nel pomeriggio di ieri, per iniziativa dell’European Youth Network, nell’Aula Toti della sede di Viale Romania, gli studenti della LUISS hanno incontrato il Principe Aimone di Savoia per approfondire – come si legge nell’invito diramato dalla Segreteria per la comunicazione della Casa Reale di Savoia, “il ruolo delle Famiglie Reali nei processi di modernizzazione e industrializzazione nazionali, nel consolidamento dei rapporti internazionali e nella divulgazione della storia nazionale”. Alla presenza di personalità della cultura, giornalisti e imprenditori e di numerosi studenti di varie facoltà universitarie, il Principe ha risposto alle domande di un rappresentante dell’Associazione promotrice dell’iniziativa e del Prof. Andrea Ungari, docente di Teoria e storia dei movimenti e dei partiti politici alla LUISS e Ordinario di Storia contemporanea e Storia delle Relazioni Internazionali all’Università̀ Guglielmo Marconi. 

Il Principe Aimone ha avviato la conversazione soffermandosi sulla propria esperienza professionale, dai primi impieghi fino a raggiungere posizioni di elevata responsabilità all’interno del Gruppo Pirelli in Russia, al suo incarico di Ambasciatore del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM) presso il governo di Mosca. Contestualmente il Principe ha illustrato il ruolo che ritiene di dover rappresentare quale Capo di Casa Savoia, la dinastia più antica d’Europa alla quale si deve l’unificazione d’Italia nel corso dell’800. Ed ha ricordato quello che ha definito “il momento topico” della sua carriera di manager quando scelse di andare a lavorare in Russia. “Decisi – ha ricordato – di declinare un’offerta di lavoro a Madrid. Lo feci essenzialmente per due motivi: uno romantico, di interesse e adesione verso nuovi scenari di libertà e democrazia che si aprivano all’indomani della dissoluzione dell’Unione sovietica e della caduta del muro di Berlino, l’altro per una sorta di sfida, per dar prova di ciò che valevo in una terra dove nessuno mi conosceva, anziché in un paese dove avrei potuto godere di speciale attenzione”. Ha ricordato di essere figlioccio di Juan Carlos, Re di Spagna. Aggiungendo: “ricordo che mio padre, per quella scelta, mi tenne il broncio per un paio d’anni… A distanza di anni, a coronamento di questo percorso di crescita personale e manageriale ho avuto l’onore di diventare Ambasciatore dell’Ordine di Malta presso la Federazione Russa”. Un incarico diplomatico nell’ambito di una istituzione, l’Ordine ospedaliero, che da secoli assiste le persone deboli e malate attuando iniziative sanitarie prestigiose in tutto il mondo.

Al Principe è stato chiesto quale sia stata l’esperienza più significativa nella sua carriera internazionale tra diplomazia e impresa. 

“Essere chiamato a rappresentare l’Ordine di Malta – ha spiegato il Principe sabaudo – è stato un grande onore. Esserlo in Russia lo è ancora di più perché, quando l’Ordine – ormai stabilitosi, dopo aver abbandonato Rodi, a Malta – fu cacciato da Napoleone da quest’isola, venne accolto in Russia dall’Imperatore Paolo I che ne divenne anche Gran Maestro. Inoltre, la decisione di affidarmi l’incarico – spiega ancora il Principe – ha tenuto conto della mia esperienza professionale in Russia e della profonda conoscenza del Paese maturata negli anni. E sento la grande responsabilità che mi deriva dal rappresentare un’istituzione millenaria transnazionale votata al servizio dei poveri e dei malati, ed insieme rete di diplomazia umanitaria tra le più antiche e rispettate del mondo.”

È stato chiesto al Principe come potesse lanciare un progetto che unisca storia, cultura e innovazione per l’Italia. “Ho un sogno – ha proseguito il Principe – quello di diffondere la storia della mia Famiglia, che parte da molto prima di quella dell’Italia, e creare qualcosa di accessibile e interattivo che possa appassionare i giovani e aiutarli nella scoperta e nello studio. Spero che i miei figli mi seguano in questo, a loro cerco di insegnare come diventare credibili testimoni di una memoria storica autentica.”

Sollecitato a dire del ruolo delle Famiglie Reali come “collante” di una vasta comunità, il Principe ha riportato l’esempio della Famiglia Reale di Romania e della cugina Margherita che ha un ruolo riconosciuto dalla Repubblica, quello di Custode della Corona e, una volta all’anno, d’accordo con il Primo Ministro, fa anche un discorso agli ambasciatori. Questa è una cosa molto intelligente da fare, vuol dire riprendere una tradizione storica e garantire un senso di continuità nella storia nazionale”.

Stimolato dal Prof. Ungari che aveva ricordato quali relazioni Casa Savoia avesse tenuto nel tempo con le case regnanti europee il Principe Aimone ha sottolineato i legami familiari che hanno consentito ai Re d’Italia di mantenere rapporti che in vari momenti della storia tra Ottocento e Novecento hanno consentito al nostro Paese aperture di carattere internazionale che hanno favorito lo sviluppo dell’industria e dei commerci oltre ai rapporti politici importanti in quanto, come è stato sottolineato al Re era riservato un ruolo autonomo ma complementare a quello del Governo nella politica estera.

Si è parlato anche dello Statuto Albertino, la costituzione liberale che Re Vittorio Emanuele II si era impegnato a mantenere dopo la stagione delle rivolte del 1848 nonostante le pressioni dell’Imperatore d’Austria che chiedeva di abolirla, come avevano fatto gli altri sovrani italiani all’indomani della prima guerra d’indipendenza, fidando nell’ausilio delle baionette austriache. Re Vittorio, come aveva promesso al padre Carlo Alberto all’atto della successione, difese sempre lo Statuto che sarebbe diventato la Carta costituzionale del Regno d’Italia. Una scelta fondamentale, ha ribadito il Prof. Ungari, in favore delle libertà civili che fecero del Piemonte il faro di tutti i patrioti italiani. Una legge “chiara e sobria”, come avrebbe detto in Assemblea costituente Piero Calamandrei, repubblicano, il 4 marzo 1947 alla vigilia dell’approvazione della nuova Costituzione.

Nel corso dell’incontro è stato sottolineato anche il ruolo attualissimo delle monarchie capaci, nel contesto della globalizzazione che lega attraverso organismi internazionali i vari paesi, di mantenere vivo il senso della identità dei vari popoli attraverso l’opera di sovrani appartenenti a famiglie che nel corso dei secoli hanno favorito la nascita e il consolidamento degli stati moderni. Inoltre – è stato fatto osservare – i Re essendo veramente al di sopra delle parti politiche impegnate nella conquista del potere di governo rassicurano i cittadini sulla continuità dello stato, qualunque sia il partito al potere. Si è fatto l’esempio del Regno Unito ma anche del Belgio, tenuto unito dalla monarchia, nonostante le pulsioni separatiste di valloni e fiamminghi, e della Spagna dove baschi e catalani si sarebbero resi autonomi se a Madrid non ci fosse un Re.

È stato fatto anche riferimento ai diari di Re Vittorio Emanuele III che da anni gli storici ricercano nella convinzione che ne esistano ancora alcune copie, un documento ritenuto di estremo interesse, considerata la precisione con la quale il Re era solito annotare osservazioni in occasione dei colloqui che aveva con esponenti politici e diplomatici, come dimostrano i diari degli aiutanti di campo del sovrano che hanno riferito di sue considerazioni in varie occasioni. Sarebbe certamente uno straordinario evento storico ritrovare quei documenti dei quali spesso si favoleggia e che hanno accompagnato la lunga vita di Vittorio Emanuele III attraverso gli eventi, speso drammatici, del primo cinquantennio del secolo scorso.

Al termine dell’incontro il Principe Aimone si è soffermato a parlare con molti dei presenti, soprattutto degli studenti che si avviano ad esperienze professionali per le quali il racconto della vita del giovane principe sabaudo è parso un riferimento prezioso.

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