domenica, Gennaio 18, 2026
HomeNEWSI liberali per la libertà: critici con la maggioranza

I liberali per la libertà: critici con la maggioranza

Non se ne vanno. Non se ne andranno. Perché dovrebbero? Il Centro-destra ha vinto le elezioni.

Solo elezioni con risultato opposto possono sfrattare l’attuale maggioranza, ma questo nel centro sinistra non si profila all’orizzonte, per parecchie ragioni: miopia amministrativa, piccole e grandi gelosie come insegna la vendita dello stadio Meazza di Milano o la travagliata formazione delle liste e la altrettanto travagliata designazione dei candidati presidenti in Puglia e in Campania. 

Anche nel centrodestra il fenomeno è presente: ci sono inquilini del Parlamento da 30-40 anni; alcuni rappresentano solo se stessi, ma sono foglie di fico sempre utili.

Gli equilibri interni al centrodestra discendono da questa convinzione: il popolo ci ha votato ed esercitiamo il potere. Assoluto: da absolutus, sciolto da qualunque legame: leggi, regole, altri poteri costituiti, come la Magistratura…

Questo governo non ha contezza della democrazia liberale, anzi la contesta e demolisce lo Stato, nella generale pavidità; nel conclamato interesse di imprenditori, banche, alta finanza, editori … o dei super uomini alla Draghi, i quali oggi si accorgono che l’Europa è “evaporata”, come lo stesso Draghi ha dichiarato al Meeting di Rimini di C.L. agosto ’25; come se super Mario non abbia mai ricoperto incarichi ed esercitato funzioni ai massimi livelli, ed arrivi oggi da un misterioso altrove.

Meloni, nella stessa occasione, ha elogiato i futuribili vantaggi del premierato, fallito nel solo Stato che l’abbia adottato, Israele; si è scagliata, come da manuale, contro la Magistratura politicizzata, dimenticando che questa inquisisce anche i politici e le Amministrazioni di sinistra; ha posto sotto i riflettori la battaglia per la scuola privata, doveroso richiamo, data la platea che aveva davanti; la Presidente ha dimenticato che le scuole non statali sono un universo: private, paritarie, con presa d’atto ecc. Nessuno le contesta. 

Per noi liberali vale la massima di Einaudi: uguali punti di partenza; ma a volte la partenza è svantaggiosa proprio per la scuola pubblica. In ogni caso: è libero il confronto tra scuola statale e scuola privata. 

Abbiamo sentito, finché abbiamo resistito la condanna della fame causata da Israele: meglio tardi che mai. Non basta. Ci sembra una cortina fumogena.

Allo scempio della Repubblica il cittadino reagisce non votando, ma esercitando lo ius murmurandi che sintetizziamo così: 

IUS MURMURANDI 

Un semplice ed incompleto elenco, che ci dispiace fare, ma rispecchia la realtà:

abolizione dell’abuso d’ufficio;

attacchi alla Corte Di Cassazione;

limitazione dei poteri di controllo della Corte dei conti;

separazione delle carriere dei magistrati;

costanti attacchi alla Magistratura, quando non deliberi secondo i desiderata del Governo;

spreco di denaro pubblico, anche con la costruzione dei centri per i migranti, in Albania;

decreto sicurezza, con l’invenzione strumentale di nuovi reati;

latino opzionale nella scuola, vedi intervista rilasciata alla Prealpina di Varese, il 10 maggio scorso;

le ipotesi di querele temerarie, che spesso stampa e tv ci ricordano;

l’assurdità, già oggi costosa, del ponte sullo Stretto di Messina, zona sismica; non dice niente il terremoto del 1908?

L’asservimento a Trump, che dell’Italia e dell’Europa se ne frega;

il colpevole silenzio sulle stragi del pane a Gaza;

la privatizzazione strisciante della sanità pubblica.

Di sicuro abbiamo dimenticato altri sfregi alla democrazia liberale ed alle Istituzioni, che il Regno d’Italia, da Carlo Alberto a Cavour, a Vittorio Emanuele II ed ai grandi Uomini della Destra Storica e liberale, crearono; sì, inventarono sulla base di organismi nei secoli appena abbozzati, rendendoli organici al tessuto sociale e politico del nascente Stato. Ciascuna di quelle personalità, non ultima Vittorio Emanuele III, che, il 25 luglio e l’8 settembre, salvò le libertà di cui ancora godiamo, contribuisce, nei fatti, a consegnarci l’Italia, della quale siamo fieri. Lo diciamo senza la rettorica patriottarda stupida e becera, di cui sentiamo gli echi tutti i giorni.

Sullo sfondo la “madre di tutte le riforme: il premierato” che ci auguriamo abortisca ingloriosamente.

Le cronache sono piene di illustri nomi, di autori di altrettanto illustri imprese, ma noi nomi non ne facciamo: non è nel nostro stile puntare il dito contro qualcuno. Non siamo giudici, ma osservatori e, appunto, quando occorra, mormoratori. Questo del mormorare, noto ai Greci ed ai Romani, è lo ius, pur non scritto, più confacente alla democrazia, tra i tanti ius, a sproposito celebrati, da chi non conosce né il diritto né tanto meno il latino; e se li conosceva, li ha dimenticati, mediante conveniente oblivione.

Questo il precipitato della deriva illiberale del nostro Paese: la presenza nel Governo di alcuni ministri come Salvini, che punta sempre qualche nemico, crea incidenti diplomatici e sostiene gli amici imprenditori balneari, specialmente salentini; di Tajani diremo solo: non pervenuto; Nordio, mente al Parlamento su Osama Almasri; Piantedosi, respinto a Bengasi quale persona indesiderata, umilia l’Italia. Entrambi, con il sottosegretario Mantovano, salvati dalla Commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere, giusto ieri, con una schiacciante maggioranza favorevole, 13 a 6. Il centrodestra non ha gridato allo scandalo per lo stesso voto a favore della europarlamentare Ilaria Salis?

L’Unità del 10 luglio scorso ha definito i due ministri di cui sopra, “inutili”. 

La ministra Santanchè, tempo addietro si è esibita in Parlamento, in un edificante spettacolino, durante il quale ha dichiarato di essere invidiata perché ricca, condizione della quale nulla ci può interessare di meno. Più gravi sono le ragioni per le quali è sotto inchiesta: utilizzo della cassa integrazione covid facendo lavorare i dipendenti delle sue aziende; in pratica lo Stato, cioè noi cittadini, ne ha pagato gli stipendi dei suoi dipendenti.

Quasi dimenticavo i deputati e gli ex assessori sparatori, graditi ospiti di Fratelli e Sorelle d’Italia.

Il nostro ordinamento statuale, insuperato retaggio del Regno d’Italia, pone in capo proprio al Presidente del Consiglio dei Ministri la responsabilità dell’azione politica del governo; infatti l’articolo 95 della Costituzione recita: “ … il Presidente del Consiglio del Ministri dirige la politica nazionale e ne è responsabile … promovendo e coordinando l’attività dei ministri”.

Ricordiamo questo concetto perché la Presidente, in un passaggio del discorso al meeting ha dichiarato di non essere responsabile dell’azione dei Ministri.

L’articolo 90 stabilisce: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni …”.

Il Presidente Mattarella esercita tali funzioni in modo magistrale.

Sintesi

La Presidente, così come ha scelto quei ministri, punta di un iceberg, può revocarli. Con il 30% di coloro che votano, Meloni potrebbe indire nuove elezioni e vincerle. Sarebbe un segnale di attenzione, anche verso chi non La vota. Ancora più limpido sarebbe un palese distacco da realtà politiche come quelle americana e israeliana, sulle quali si è appiattita, senza alcun vantaggio per l’Italia (cfr. anche Francesco Pacifico su Il Messaggero del 24 agosto 2025)

Auspichiamo anche l’abbandono di idee come quella del premierato che ha sullo sfondo la Repubblica Presidenziale, dittatura, larvata ma non troppo, alla quale l’Associazione Dei Liberali si oppone e si opporrà.

La conclusione viene da lontano

Il 14 ottobre 1968 Alberto Sensini scrive sul Corriere della Sera:

Nella relazione di Malagodi al Consiglio Nazionale liberale c’è un motivo di fondo … è il tema della democrazia minacciata dentro e fuori i confini … È necessario un costante … impegno dei liberali … per la salvaguardia dei valori di libertà”. 

Ci siamo arrivati. 

Michele D’Elia

Presidente dell’Associazione Dei Liberali

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Most Popular

Recent Comments

Aldo Ammendola on Trent’anni senza Babbo Italo
Marco Perletta on Vincenzo Cuoco (1770-1823)
Gianluigi Biagioni Gazzoli on Turiamoci il naso e andiamo a votare
Michele D'Elia on La Domenica del Direttore
Michele D'Elia on Se Calenda ha un piano B