di Salvatore Sfrecola
Assenteismo, il grande male della democrazia: “significa far decidere gli altri”. Più della metà degli italiani ha disertato le urne nelle elezioni ovunque si è votato, in Veneto, Campagna e Puglia, nonostante l’importanza delle competenze regionali in materie di grande interesse per le persone, soprattutto per quanto riguarda la sanità che in molte realtà soffre di gravi squilibri, con negazione del diritto alle cure, a danno delle fasce più bisognose della popolazione.
Gli italiani si chiamano fuori per sfiducia nei partiti e nella loro capacità di ascolto. Perché l’offerta politica è spesso modesta, come sappiamo da tempo. Modesta la classe dirigente, che fino a qualche decennio fa era formata dai partiti in scuole nelle quali s’imparava a diventare consigliere comunale o sindaco, deputato, senatore o componente del Governo. Modeste le persone, sono modesti i programmi, spesso irrealizzabili per mancanza di conoscenza dei meccanismi legislativi ed amministrativi che regolano le varie procedure.
Ricostruire una classe dirigente adeguata alle esigenze di un grande Stato come vogliono gli italiani non è facile, finché le Camere saranno composte da soggetti formalmente eletti ma in realtà “nominati”, scelti dalle segreterie di partito, ignoti agli elettori.
Occorre una legge elettorale che restituisca ai cittadini il diritto di scelta con un voto di preferenza. Possibilmente in collegi uninominali sufficientemente piccoli per assicurare un rapporto di conoscenza tra eletto ed elettore, all’inglese, per intenderci. Un sistema elettorale sperimentato che assicura quella governabilità che si ricerca con ipotesi azzardate, tipo “premierato” che, anche nella versione “semipresidenziale” alla francese, ha dimostrato innegabili limiti, come sa bene il Presidente Macron.
Occorre una legge elettorale stabile che non sia modificata di legislatura in legislatura a misura degli interessi della maggioranza che ad essa si affida per rimanere in sella. Non sempre riuscendoci, come è accaduto a Berlusconi nel 2006, disarcionato per circa venticinquemila voti. Quel governo, insediatosi nel 2001 con una fortissima maggioranza, che si disse sarebbe durata almeno vent’anni, si era dimostrato incapace di soddisfare le aspettative della gente. Eppure, era formato di personalità sicuramente superiori a quelle messe in campo dai successivi governi.
Nei prossimi giorni inizierà il balletto delle ipotesi di una nuova legge elettorale, calcolatrici alla mano per immaginare i risultati possibili di un voto che è sempre più soggetto a variabili, prima fra tutte il numero degli elettorim se quel 50% e più degli italiani che si è astenuto nelle ultime elezioni non ritroverà il gusto di partecipare e scegliere.
