venerdì, Gennaio 16, 2026
HomeNEWSIl Presepe un’immagine di gioia, di serenità e di pace

Il Presepe un’immagine di gioia, di serenità e di pace

 di Salvatore Sfrecola

Poche immagini, come quella del Presepe, evocano gioia, serenità e pace. Gioia, perché la nascita di una nuova vita è naturalmente fonte di felicità e, insieme, di fiducia e speranza. Nel caso, poi, sappiamo che quel Bambino è il figlio dell’Altissimo e la sua discesa in terra conferma la profezia che aveva rivelato il suo ruolo di Salvatore del mondo. Ed è pertanto fonte di serenità, strettamente legata alla speranza e quindi alla pace. 

Il Presepe è esso stesso immagine di serenità nella rappresentazione delle persone intente alle loro ordinarie attività quotidiane, i pastori e quanti accudiscono gli animali, i falegnami, i fabbri, i panificatori, le donne che filano, che lavano i panni nel ruscello, o portano le giare, a fianco o sulla testa. Persone modeste ma felici.

Non c’è mai nel Presepe un soldato, anche se sarebbe stato possibile. Un militare garantisce sicurezza ai singoli e alla società. 

C’è un clima di serenità. Anche il lavoro, naturalmente fonte di fatica, appare espressione di ordinaria operosità. Ed è proprio questa immagine del Presepe che sottolinea la novità che porta il Bambino e che sarà oggetto della sua predicazione, assolutamente sconvolgente, come l’affermazione che tutti gli uomini e le donne che animano il Presepe e il mondo intero sono uguali tra loro, indipendentemente dal censo e dal ruolo che rivestono nella società, perché tutti sono figli di Dio. È una verità sconvolgente che, infatti, da allora ha creato problemi nelle società di ogni tempo e continua a dividere, perché l’uguaglianza è un principio facile da affermare ma il più delle volte difficile da realizzare.

Il Presepe, dunque, prende chiunque si sofferma a guardare nella mangiatoia quel Bambino dalle braccia aperte in segno di accoglienza. È un fascino che non si può ignorare, discreto ma potente, una immagine di straordinaria religiosità che, pertanto, disturba quanti vorrebbero dividere e sfruttare le tensioni e che pertanto evitano, quando non proibiscono, di allestire il Presepe nelle scuole, negli uffici, nelle strade e nelle piazze, con scuse varie, il più delle volte perché quel Bambino è un’immagine religiosa che potrebbe offendere chi ha un credo diverso. Una evidente sciocchezza, perché i valori spirituali che il Presepe evoca non dividono. Perché un bimbo che nasce è comunque una gioia, non solo per papà e mamma, e induce a considerare con speranza il tempo a venire per la famiglia e la società. Ed è probabilmente questa la ragione prima dell’ostilità al Presepe, l’immagine della famiglia formata da un uomo e da una donna. Gli sciocchi cadono nella trappola e, per festeggiare il Natale, si affidano a luminarie varie, certamente gioiose, come gli alberi scintillanti di luci e oggetti colorati che le riflettono. Una gioia, certo ma effimera, mentre la luce che illumina la mangiatoia rimane a ricordare quell’evento che oltre duemila anni fa ha rigenerato il mondo. 

Era il 1223 a Greccio, tra le rocce ed i boschi del reatino, quando frate Francesco volle far rivivere la nascita di Gesù. Rivivere, perché in mezzo agli umili, come il Frate ed i suoi fratelli. E da quella notte la tradizione del Presepe è una componente indissolubile della fede popolare. “Le figure mediorientali dei cammelli e delle palme, come quella familiare della stella cometa diventano abituali anche sugli Appennini e sulle altre fredde montagne europee. Francesco ha inventato una tradizione della cristianità, in un modo che incanterà generazioni di bambini e di adulti sino alla fine dei tempi”, ha scritto Aldo Cazzullo, nel suo bel libro “Francesco il primo italiano” (HarperCollins), da quando è uscito costantemente in testa alla classifica delle vendite. Merito dell’Autore, certamente, ma in buona parte del protagonista del libro, il Santo dalla straordinaria spiritualità. “Il suo insegnamento – il rispetto del creato, l’amore per tutti gli esseri, il rifiuto delle disuguaglianze – è più attuale e urgente che mai”, si legge nel risvolto della prima di copertina. Per questo ci ostiniamo ad allestire il Presepe, a trovare uno spazio, anche piccolo, che contenga Giuseppe, Maria e Gesù, qualche pastore, con sullo sfondo i Re Magi con i loro doni, la scienza e la cultura che riconoscono i valori spirituali che Gesù è venuto a diffondere e che chiameremo le “radici cristiane” della civiltà Occidentale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Most Popular

Recent Comments

Aldo Ammendola on Trent’anni senza Babbo Italo
Marco Perletta on Vincenzo Cuoco (1770-1823)
Gianluigi Biagioni Gazzoli on Turiamoci il naso e andiamo a votare
Michele D'Elia on La Domenica del Direttore
Michele D'Elia on Se Calenda ha un piano B