Dichiarazione del Presidente
La Costituzione ancora calpestata
Giovedì 8 ottobre 2026, ore 12,37. Il Parlamento approva a maggioranza, 227 sì e 164 no, la terza legge truffa.
La prima è del 18 novembre 1923 n° 2444, nota come legge Acerbo, che stabilisce il Collegio unico nazionale e le liste bloccate; base della dittatura fascista.
La seconda: n° 148 del 31 marzo 1953, articolo unico, che assegna un premio di maggioranza alla coalizione che raggiunga il 50% dei voti. Fu abrogata il 31 luglio 1954.
La legge appena approvata è illiberale perché prevede:
- un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunga il 42% dei voti, che si tramuta in 70 deputati e 35 senatori;
- le liste presentano il capolista bloccato;
- le poche preferenze concesse sono una presa in giro dell’elettore, che di fatto non elegge nessuno;
- obbliga ciascuna coalizione a presentare il candidato Presidente del Consiglio; è un Premierato camuffato, che aggira la Costituzione;
- ridotta è la rappresentanza femminile;
- eccessivo il numero delle firme richieste ai partiti non ancora rappresentati in Parlamento;
- l’elezione del Senato su base nazionale e non regionale, come vuole la Costituzione. (Art. 57)
Considerazioni
L’Associazione Dei Liberali vede in questa legge i prodromi di una autocrazia, nella quale sarà il Governo a controllare il Parlamento e non viceversa, come previsto dalla Costituzione e, anticamente, dallo Statuto Albertino.
I “colonnelli” della Presidente vigilavano sul voto dei colleghi; per l’on G Donzelli:”…comanda chi prende un voto in più degli italiani”. Questa sarebbe la terza Repubblica. In democrazia le maggioranze governano, non comandano; e il Governo dà conto al Parlamento e non viceversa. Questa maggioranza vuole appropriarsi dello Stato.
Conclusione
La Corte Costituzionale deciderà nel merito. I liberali condannano questa legge perché calpesta la Costituzione, il cui articolo 67 recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Invece, il vincolo verso chi decide le candidature è stabilito in partenza.
Michele D’Elia
Presidente dell’Associazione Dei Liberali
Un primo commento a caldo
Il Presidente D’Elia ci offre una interessante sintesi riguardo i profili di incostituzionalità della nuova legge elettorale.
Nel condividere tutte le censure mi soffermo su quella indicata al numero sei che riguarda l’innalzamento del numero delle firme occorrenti per la partecipazione alla competizione elettorale da parte di soggetti politici non ancora rappresentati in Parlamento.
Al riguardo, per quanto io sappia, nessuno fra gli esponenti che si sono pronunciati criticamente sul punto specifico, ha posto in evidenza le conseguenze della nuova disposizione sul numero dei votanti.
Sappiamo che alle competizioni elettorali il numero dei Cittadini che si recano alle urne è in costante decrescita. Il fenomeno conduce ad una prima conseguenza nefasta, ovvero quella dovuta al conferimento di pieni poteri di governo ad una rappresentanza pari a poco più del 20% – 25% della intera popolazione: tale è infatti la percentuale del 42% calcolata sul 50- 60% degli elettori votanti.
Ebbene, uno degli strumenti da utilizzare per condurre un maggior numero di elettori al voto, avrebbe dovuto essere quella della drastica riduzione delle firme occorrenti per la partecipazione alla competizione elettorale.
Un maggior numero di candidati avrebbe ovviamente garantito una maggiore mobilitazione degli elettori e la possibilità di arricchire il dibattito parlamentare con il contributo aperto a quanti in dissonanza con le maggiori forze di maggioranza ed opposizione.
Come mai nessuno ha proferito parola sul punto in esame?
Di fatto, l’innalzamento del numero di firme necessarie per partecipare alla competizione elettorale offre una rendita di posizione a tutti i soggetti già rappresentati in Parlamento, circostanza questa che assicura come, nonostante le labiali affermazioni, in Parlamento di veri Liberali non v’è traccia.
Sicuro che Michele D’Elia sarà d’accordo con questa mia integrazione, vi lascio alla lettura del Suo comunicato
Pasquale Dante
