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La guerra degli stretti: da Dardanelli a Hormuz, dove si decide il destino del mondo

_di Salvatore Sfrecola_

C’è una linea sottile, lunga cinquemila chilometri, che tiene in piedi il mondo per come lo conosciamo. Non è un confine. È una serie di feritoie d’acqua. Se le chiudi, si ferma tutto: il grano, il petrolio, i container, gli eserciti. Se le controlli, controlli il pianeta.

Quella linea va dai Dardanelli a Hormuz.

*1. I Dardanelli e il Bosforo: la porta di casa nostra*

Iniziamo da qui, perché è il nostro stretto. 61 chilometri di Dardanelli, 31 di Bosforo. Meno di un fiume, ma è l’unica via d’uscita dal Mar Nero.

Chi li controlla? La Turchia, per la Convenzione di Montreux del 1936. Un trattato che Erdogan brandisce come una spada ogni volta che c’è una guerra.

Perché è importante oggi? Per tre motivi.

Primo: il grano. Senza il passaggio dal Bosforo, l’Ucraina e la Russia non esportano. Nel 2022 lo abbiamo capito: niente Bosforo, niente pane in Egitto, niente pasta a prezzo normale da noi. 

Secondo: la guerra. Montreux vieta il passaggio delle portaerei e limita le navi da guerra dei paesi non rivieraschi. È per questo che la NATO non può entrare nel Mar Nero con una flotta. Ed è per questo che la flotta russa del Mar Nero è rimasta intrappolata dopo l’invasione dell’Ucraina.

Terzo: è la nostra vulnerabilità. L’Italia importa il 40% del suo grano e acciaio via Mar Nero. Chiudere i Dardanelli significa mettere in ginocchio Taranto e Trieste in una settimana.

Come diceva Aldo Cazzullo in una sua recente puntata: “La Turchia non è un alleato scomodo. È il portiere di casa nostra”.

*2. Suez: l’autostrada che ci siamo scavati*

120 chilometri artificiali. Il Canale di Suez vale da solo il 12% del commercio mondiale e il 30% del traffico container. E soprattutto, vale il 50% di tutto quello che arriva nei porti italiani di Genova, La Spezia e Gioia Tauro.

Abbiamo capito la sua importanza due volte di recente: nel 2021, quando la Ever Given si è messa di traverso e ha bloccato il mondo per 6 giorni, con 9 miliardi di dollari di danni al giorno. E nel 2023-2024, quando gli Houthi hanno iniziato a lanciare missili dal Mar Rosso.

Senza Suez, una nave da Shanghai a Rotterdam non ci mette 25 giorni, ce ne mette 40, circumnavigando l’Africa. Il costo di un container raddoppia. L’inflazione che abbiamo avuto nel 2022-23 è figlia anche di questo.

Suez ci insegna una cosa: gli stretti non sono più solo geografia. Sono infrastrutture. E come tutte le infrastrutture, sono attaccabili.

*3. Bab el-Mandeb: 29 chilometri che valgono l’Europa*

È lo stretto meno conosciuto e il più pericoloso oggi. Bab el-Mandeb, “la porta del pianto” in arabo. Separa Gibuti dallo Yemen. È largo 29 chilometri.

È qui che si gioca la partita vera del 2024-2026. Da una parte gli Houthi yemeniti, armati dall’Iran. Dall’altra, le navi europee.

Per l’Italia è vitale: il 90% del nostro export verso Asia e India passa di lì. Se Bab el-Mandeb chiude, l’Italia torna a essere un paese mediterraneo chiuso, non una piattaforma logistica globale. Il Piano Mattei di Giorgia Meloni, di cui tanto si parla, senza Bab el-Mandeb non esiste.

*4. Hormuz: il bottone del mondo*

E poi c’è lui. Lo Stretto di Hormuz. 33 chilometri nel punto più stretto. Da una parte l’Iran, dall’altra l’Oman.

È lo stretto più importante del pianeta. Punto.

Perché? Perché di lì passa il 21% del petrolio consumato ogni giorno nel mondo. Circa 21 milioni di barili al giorno. E il 25% del gas naturale liquefatto (GNL), quello che tiene accese le luci in Europa da quando abbiamo smesso di comprare gas russo.

Se l’Iran chiudesse Hormuz – minaccia che ripete dal 1979 – il prezzo del petrolio non andrebbe a 100 dollari. Andrebbe a 200, 250 dollari in 48 ore. L’economia mondiale andrebbe in recessione in una settimana.

Gli americani lo sanno. Per questo la Quinta Flotta USA è in Bahrain, a 200 chilometri da Hormuz. Non è lì per la democrazia. È lì per tenere aperto un rubinetto.

*La lezione per l’Italia*

Da Dardanelli a Hormuz c’è una linea continua che è la nostra linea di vita. E noi, Italia, siamo in mezzo.

Non siamo una superpotenza militare che può controllare gli stretti con le portaerei. Siamo una media potenza marittima che può fare due cose: diplomazia e marina.

La storia ci dice che quando Roma controllava gli stretti, era una potenza mondiale. Quando li ha persi, è diventata una provincia.

La globalizzazione ci ha fatto credere che le merci viaggiassero da sole, su internet. Invece viaggiano ancora come ai tempi di Manzoni e di Vittorio Emanuele III: sulle navi. E le navi devono passare dalle porte.

Chi controlla le porte, controlla la casa.

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Vuoi che te lo impagini anche questo in Word con note e cartina degli stretti? Te la posso generare come immagine da allegare all’articolo.

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