di Salvatore Sfrecola
Si è spento a 88 anni il fondatore de Le Lettere, l’editore erede di una tradizione che da Sansoni arriva fino a oggi. Giovanni Gentile aveva 88 anni; nato a Firenze il 29 luglio 1938. Il nome pesa, e lui lo sapeva: era il nipote dell’omonimo filosofo, ministro dell’Istruzione nel governo Mussolini, il riformatore degli studi classici. Ha scelto di portarlo con la discrezione di chi preferisce rispondere con i libri, e non a parole.
Ripensando a lui, mi torna in mente soprattutto un tratto di stile: l’editore che lavora dietro le quinte e lascia che a parlare siano gli autori e i cataloghi.
Per capire chi fosse bisogna partire da Sansoni. La casa editrice fu fondata a Firenze nel 1873 da Giulio Cesare Sansoni e si impose con collane come la “Biblioteca critica della letteratura italiana”. Nel settembre 1932 il filosofo ne assunse il controllo, ne divenne unico proprietario nel 1935 e la affidò al figlio Federico, il padre del nostro Giovanni. Con Gentile la Sansoni allargò il proprio orizzonte alla filosofia e alla storia. Federico, insieme al fratello Fortunato, diede poi vita a una serie di grandi enciclopedie di settore, sul modello dell’Enciclopedia Italiana. Ne è testimone anche la “Biblioteca Sansoni”, che portò in tascabile autori come Ranke e Luzzatto.
È in questo ambiente che Giovanni crebbe e si formò, fino a ricoprire diversi incarichi nella casa editrice. Poi la svolta: la Sansoni fu ceduta al gruppo Rizzoli e Federico ripartì da zero.
Nel 1976 Giovanni fondò con il padre Federico la casa editrice Le Lettere, di cui fu poi presidente. Non fu una semplice continuazione. Fu un modo di dire che quella tradizione non apparteneva a un marchio, ma a un metodo: rigore filologico, cura del testo, fiducia nella cultura umanistica.
I numeri raccontano il resto. Il catalogo è arrivato a circa 1.500 titoli, distribuiti in una quarantina di collane, con filoni di filosofia, linguistica, narrativa e poesia. Ci sono poi le riviste: diciotto periodici specializzati, tra cui il “Giornale critico della filosofia italiana”, “Lingua nostra”, “La Rassegna della letteratura italiana” e i bollettini annuali dell’Accademia della Crusca, “Nuova storia contemporanea”, diretta da Francesco Perfetti, storico dell’età contemporanea, autore di molti volumi su quel periodo controverso dell’Italia dopo la Grande Guerra. Un filo lega le epoche: “Lingua nostra”, nata nel 1939, uscì all’inizio proprio con Sansoni e oggi porta il marchio de Le Lettere.
Due imprese segnano più di altre il suo percorso. L’Opera omnia del filosofo Giovanni Gentile, completata nel 1999, fu un atto di responsabilità verso una eredità ingombrante, affrontata con l’edizione critica e non con la polemica. Dal 1994 Le Lettere pubblica le opere di Dante Alighieri per conto della Società Dantesca Italiana, subentrando a Mondadori, accanto alla collana dei suoi Quaderni.
Gentile non fu solo editore. Fu a lungo presidente di Confindustria Firenze e presiedette anche la Banca Federico Del Vecchio. Il Presidente della Regione, Eugenio Giani, lo ha ricordato come un custode della memoria culturale fiorentina.
Resta l’immagine di un editore d’altri tempi: un mestiere fatto di scelte lente, di autori coltivati negli anni, di cataloghi che durano più delle mode. Firenze perde uno dei suoi ultimi interpreti di questa scuola.
