di Salvatore Sfrecola
Ringalluzziti dal successo dei democratici americani nelle elezioni di midterm i sinistri italiani continuano ad assumere iniziative di scarsa presa sull’elettorato trascurando il vero sentire dell’opinione pubblica. Come in tema di sicurezza certamente bipartisan che consiglierebbe di essere cavalcato come espressione di attenzione nei confronti di un’opinione pubblica che chiede città vivibili e non condizionate dalla malavita che ruba e spaccia, anche arruolando immigrati irregolari.
Invece, i noti distinguo nei confronti delle Forze dell’Ordine e la non celata simpatia per i dimostranti, anche quando violenti danneggiano e rompono vetrine dei supermercati e dei negozi di abbigliamento, naturalmente di lusso, per portare via capi griffati, o danneggiano le scuole illecitamente occupate. Le scuole che sono patrimonio pubblico, cioè bene di tutti, anche degli occupanti e delle loro famiglie alle quali non si riesce a far risarcire i danni causati dai loro ragazzi.
Non solamente sicurezza, tema che se affrontato seriamente rassicurerebbe gli elettori incerti sulle scelte da fare al momento del voto, anche il mancato senso della identità nazionale rischiano di far perdere consensi alle sinistre. Perché l’identità è altro profilo non esclusivo delle destre. Siamo italiani anche quando non c’è da far tifo per la nazionale di calcio. Identità è concetto bipartisan. Significa storia, cultura e condivisione della civiltà occidentale della quale siamo stati per secoli i protagonisti fin da “quando eravamo i padroni del mondo”, per ripetere un’espressione felice di Aldo Cazzullo, titolo di un suo fortunato libro. Possibile che a sinistra non si sia orgogliosi dell’apporto dato dal genio italiano al diritto, alla cultura, all’arte, alle scienze, alla musica?
Malati di ideologismo esasperato i sinistri di casa nostra cercano più quello che li divide anziché quanto potrebbe unirli, in assenza di un leader riconosciuto senza se e senza ma, Schlein e Conte, Renzi e Calenda, Fratoianni e Marattin, tra neo comunisti e demo liberali che francamente sembrano incompatibili, aspettando Silvia Salis, impegnata a sembrare capace di trovare il tratto comune tra le varie anime del “campo progressista”, un oggetto misterioso che opportunamente edulcorato in vista delle elezioni, rischia di esplodere in modo dirompente, in caso di vittoria elettorale, al momento della formazione del governo e poi giorno dopo giorno in sede di definizione e gestione delle politiche pubbliche. Perché tornerà la proposta di patrimoniale, una parola che andrebbe abolita dal vocabolario politico anche perché vuol dire tutto e niente.
Insomma, più che il campo largo o progressista Giorgia Meloni deve temere gli effetti della politica del suo governo, la squadra modesta che l’ha accompagnata fin qui e le dichiarazioni di questo o di quel Vicepresidente del Consiglio, ministro o vice ministro, diffuse a ruota libera, tanto per apparire.
