venerdì, Ottobre 23, 2026
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Gli strateghi del giorno dopo

di Salvatore Sfrecola

Non ha avuto ancora alcun effetto, al momento nel quale scriviamo, la sollecitazione, garbata ma esplicita, di Giorgia Meloni a Daniela Santanchè Ministro per il turismo, a seguire l’esempio di Andrea Del Mastro Delle Vedove e di Giusi Bartolozzi, dimessisi dai rispettivi incarichi di Sottosegretario alla Giustizia e di Capo di Gabinetto del Ministro Nordio. In altri tempi l’invito a lasciare l’incarico di governo, formulato dal Presidente del Consiglio in una nota diffusa alla stampa all’ora del telegiornale, sarebbe stato seguito dall’atto formale delle dimissioni, ancora prima che le telescriventi avessero finito di battere la notizia. C’è di mezzo l’immagine del Governo e del partito, a poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche, all’indomani di una non prevista sconfitta elettorale su un tema, la riforma della Costituzione sulla Giustizia, che aveva impegnato il Governo attraverso i suoi esponenti più rappresentativi, scesi in campo con tutti i mezzi a disposizione, giornali, televisioni, dichiarazioni ad ogni occasione. Costringendo anche Giorgia Meloni a battersi in prima persona, al suo modo polemico, come fosse non il Presidente del Consiglio ma un esponente dell’opposizione. Imitata dai suoi vicepresidenti, Tajani e Salvini, costretti a scatenare la rissa essendo schiacciati entrambi, l’uno dalla presenza dei figli di Berlusconi, l’altro di Zaia, portatore delle istanze della pancia padana.

Il giorno dopo la Presidente deve aver riflettuto guardando al tempo che la divide dalle prossime elezioni. E sono arrivati i primi “inviti” a fare un passo indietro. Per la verità erano da attendersi anche le dimissioni “irrevocabili” del Ministro della Giustizia, responsabile della definizione del quadro riformatore della Costituzione in Parlamento e della gestione della campagna referendaria, condotta con disprezzo degli avversari con toni ai quali, nella storia della Repubblica, non siamo stati abituati. 

Queste dimissioni non ci sono state e, molto probabilmente, non ci saranno. Nonostante l’evidente preoccupazione della Presidente del Consiglio che ha fin qui privilegiato, tra i suoi impegni, quelli della politica estera, avendo affidato la gestione dell’ordinaria amministrazione alla prudente attenzione del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Ciò, evidentemente, nella convinzione che, governando soprattutto per decreti-legge sarebbe stata sufficiente la dimensione della maggioranza, capace di portare avanti i provvedimenti ai quali il Governo affidava di volta in volta la propria politica. Trascurando che la gestione del potere è attività complessa, richiede decisioni politiche e scelte tecniche affidate a personalità che abbiano anche una capacità di intercettare le problematiche del settore dialogando con gli ambienti interessati. Non è parso che di questa regola elementare fosse stato fatto uso ad ascoltare i nomi dei ministri, a cominciare dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, apparso subito dotato di spirito pugnace, fortemente critico nei confronti della Magistratura. Errore evidente, che ha trascurato il confronto con la parte dei giudici disponibile a modifiche ordinamentali oltre che ovviamente processuali, cosa che sarebbe stata possibile se il settore fosse stato attribuito a persona pronta a dialogare. Anziché perseguire finalità “riparatorie” delle presunte ingiustizie giudiziarie delle quali sarebbe stato vittima Berlusconi.

Allo stesso tempo l’Amministrazione, che è lo strumento attraverso il quale il governo realizza gli obiettivi programmatici, veniva affidata ad una personalità di scarso peso politico che avrebbe promosso iniziative velleitarie dalle quali non sono venuti ai cittadini e alle imprese la semplificazione delle procedure che attendono da tempo. Cioè l’amministrazione non si è presentata ai cittadini futuri elettori con obiettivi di semplificazione della loro vita. 

C’è poi un altro aspetto trascurato, quello dell’ordine pubblico, della sicurezza delle città e dei borghi che costituisce non solo uno dei tradizionali obiettivi dei partiti di centrodestra ma una aspettativa dell’opinione pubblica indifferente ai partiti perché la classe politica che vota a sinistra non è più quella operaia degli anni 50, è una classe borghese che ha le medesime aspettative e i medesimi desideri della destra. Si è affidata la sicurezza ad un prefetto sbagliando. Non perché il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non sia persona di valore, ma perché il ruolo è politico e va affidato ad una personalità politica.

E qui vanno fatte alcune considerazioni d’insieme. La inadeguatezza di alcuni esponenti del governo dimostra che i partiti che compongono la maggioranza non dispongono, al momento della costituzione del governo, di uomini e donne idonei a svolgere le funzioni di governo, che sono diverse da quelle politiche, che si esercitano in Parlamento. Ne abbiamo avuto immediata dimostrazione quando, appena insediato, il governo ha affrontato il tema del bilancio di previsione dello Stato, che è fondamentale nella gestione delle politiche pubbliche. Ha farfugliato, che si era trovato ad affrontare una situazione già definita dal precedente governo e questo dimostra che i partiti non avevano approfondito le tematiche finanziarie che ricadono sul bilancio che avrebbero dovuto approfondire già nella precedente legislatura per avere un’idea di fondo del bilancio da far valere, al momento dell’insediamento delle nuove Camere.

È mancata una strategia nel momento della costituzione del governo puntualmente rilevata da ambienti di centrodestra, dell’amministrazione, della Magistratura, del Foro, delle università. Si è risposto con supponenza. Si è ritenuto che chi suggeriva fosse un opportunista, che pensasse esclusivamente al proprio interesse personale. Che non ne avevano bisogno, che riconoscevano questi “suggeritori” come delusi, che non avevano la pazienza di guardare al bicchiere mezzo pieno. E che comunque bastava “metterci il cuore”. Che, si è visto, non basta.

È mancata una strategia di governo, che si costruisce all’opposizione, con idee e programmi concreti, disponendo di uomini e strutture di governo, il “governo ombra” pronto a diventare effettivo.

Non c’era. E così, arrivati al governo, l’armata è apparsa disorganizzata.

Mancando gli strateghi del giorno prima, adesso si mettono in campo quelli del giorno dopo. Il tempo è poco ma è sempre possibile. Scegliendo gli obiettivi e gli strumenti per perseguirli. Vietato fare cilecca.

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