di Salvatore Sfrecola
Ancora una volta chiedo scusa ai miei affezionati lettori se, per un momento, trascuro l’attualità della politica interna e le polemiche che da giorni la caratterizzano, a seguito del risultato del voto referendario che ha demolito l’impegno riformatore della Costituzione portato avanti, con pur diversa convinzione, dai partiti di governo. Con effetti probabili sugli equilibri complessivi in vista del voto per le politiche del prossimo anno. C’è, ovviamente, anche la guerra sulle soglie del Mediterraneo ed al confine orientale d’Europa, che merita commenti e riflessioni giorno dopo giorno, solo a seguire le dichiarazioni e le iniziative politico-militari di questo o di quello.
E così, nel giorno di Pasquetta, dedicato agli svaghi e alle gite fuori porta, ricordo a quanti seguono questo giornale mia cugina Albachiara Ammendola, figlia di Grazia Sfrecola, sorella di mio padre, che oggi avrebbe compiuto gli anni, di qualche mese “più grande” di me. La ricordo a quanti Le hanno voluto bene e l’hanno ammirata per la simpatia, per la verve tutta partenopea con la quale esprimeva la sua personalità esuberante di imprenditrice teatrale. Aveva tratto qualcosa da entrambi i genitori, dal papà medico, ricercatore, estroverso, il senso dell’avventura, temperato e razionalizzato dall’austera, seppure ironica, mamma, pugliese, apprezzata docente di latino e greco in un prestigioso ginnasio partenopeo.
Alba, come la chiamavamo confidenzialmente, aveva manifestato la sua personalità nella gestione, insieme al marito, Francesco Caccavale, dell’Augusteo, prestigioso teatro che a Napoli, in collegamento col romano Teatro Sistina, ha garantito negli anni un cartellone sempre di altissimo livello.
Quando ci ha lasciato, al suo funerale si è manifestato l’affetto e la stima delle istituzioni napoletane e del vasto pubblico del Suo teatro.
Gli anni passano. Ma continua a mancare a quanti l’hanno conosciuta.
