martedì, Agosto 11, 2026
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Ci ha lasciato Luigi Tivelli, appassionato di politica, una perdita per la cultura costituzionale

di Salvatore Sfrecola

“Sicuramente un appassionato di politica”, è stato il commento di Gianfranco Fini, che spesso con lui partecipava ai pomeriggi culturali di Sabaudia, con la presentazione di libri e dibattiti. “Una grande perdita per la cultura e il sistema costituzionale”, per Andrea Monorchio, già Ragioniere Generale dello Stato, che con lui ha scritto importanti pagine sull’Amministrazione, la finanza pubblica e sul principio costituzionale di legalità nelle sue varie declinazioni.

Luigi Tivelli ci ha abbandonato improvvisamente, alla vigilia della “Festa della Repubblica”, lui repubblicano, che tuttavia dialogava volentieri di amministrazione e politica, quasi quotidianamente, con me “monarchico cavourriano”, nel quale riconosceva un uomo delle istituzioni, servite con “disciplina ed onore” indossando la toga di magistrato della Corte dei conti e poi, quale consigliere ministeriale, a garantire sempre quella legalità che richiamava costantemente invitandomi a scrivere dell’art. 97 della Costituzione riflettendo su questo o quell’atto normativo. Lui Consigliere parlamentare alla Camera dei deputati, Capo di gabinetto e portavoce di diversi ministri e consigliere per vari Presidenti del Consiglio nei governi Prodi, D’Alema, Dini e Berlusconi è stato un appassionato cultore di istituzioni della politica alle quali ha dedicato numerosi libri, spesso in collaborazione con grand commis d’Etat, dal già ricordato Andrea Monorchio ad Antonio Catricalà, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, Capo di Gabinetto di vari ministri, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio e Sottosegretario di Stato alla stessa Presidenza. Tivelli queste sue molteplici esperienze ha portato anche all’università dove ha tenuto corsi di diritto pubblico e amministrativo.

Fondatore della Academy Spadolini, aveva riunito in quella sede, nel nome del grande storico e politico italiano, personalità illustri dell’amministrazione, del Parlamento, dell’università, nell’intento di favorire il più ampio confronto sui temi istituzionali.

Aveva anche scritto per “unsognoitaliano.eu” del ruolo dei collaboratori dei ministri, in particolare dei Capi di gabinetto stimolando altri contributi, come quello di Luigi Fiorentino, altro esponente qualificato di quella classe dirigente che prestava e presta conoscenze ed esperienze alla classe politica parlamentare e di governo. Era sempre tranchant nei suoi giudizi. Alcuni stimava, altri disprezzava. Non sempre condividevo i suoi giudizi ma li riconoscevo alimentati da una passione che lo aveva guidato fin da studente universitario attraverso studi severi con grandi maestri, come Guglielmo Negri al quale era particolarmente affezionato e per il quale, nel centenario della nascita, avrebbe portato il suo contributo al Convegno del “Circolo Ravennate e dei Forestieri” con un titolo tratto da Alexis de Tocqueville, “Le istituzioni sono passioni”, per una data ancora da definire. Alla quale Luigi non ci sarà.

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