mercoledì, Ottobre 14, 2026
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In Calabria l’exploit della disaffezione al voto

di Jacopo Severo Francesco Bartolomei

All’unisono i leaders della coalizione governativa non hanno tardato a intonare l’inno della vittoria ed esprimere netta soddisfazione per l’esito della consultazione svoltasi il 27-28 settembre, per la designazione di membro della Camera dei deputati nel collegio del capoluogo calabrese, dopo le dimissioni del predecessore per assunzione di altro incarico.

Il candidato avv. Fabio Roscioli, esponente di spicco di FI e con l’appoggio diretto del Governatore Roberto Occhiuto, ha ottenuto il 51,02% delle preferenze validamente espresse, distanziando di quasi 15 punti il candidato del cd. Campo largo Frank Benedetto (36,59%) e Domenico Giannetta di Futuro Nazionale (10.94%). Occhiuto, pure in veste di Vicesegretario nazionale di FI, ha commentato a caldo lo scampato pericolo dell’emorragia di elettorato verso l’ala dell’estrema destra, affermando sprezzante: “Vannacci voleva la sua Sassonia (in riferimento al dilagare dell’Afd nel Land tedesco)? A Reggio Calabria ha preso solo sassate elettorali”; dello stesso parere il sindaco del capoluogo Francesco Cannizzaro.

L’intero centrodestra ha salutato la vittoria, segno di compattezza della coalizione, senza evidenziare che si trattava di riconferma e glissando sulle criticità. La Premier Meloni ha analizzato il risultato, optando sulle implicazioni a livello nazionale, così spostando il focus dal confronto col generale Vannacci alla competizione col centrosinistra, evidenziando come la coalizione governativa (FdI, FI, Lega, con UdC e Noi Moderati) si sia imposta sul “campo larghissimo delle opposizioni”, in quanto F. Benedetto aveva l’appoggio non solo di PD e M5S, bensì di partito socialista, Casa riformista, AVS e Rifondazione comunista.

Per Giorgia Meloni la vittoria reggina è traguardo significativo, “un voto che premia ancora una volta una coalizione compatta, radicata e capace di parlare ai territori”.

Per onestà occorre rimarcare due dati, meritevoli di attenzione.

I)- Il crollo dell’affluenza alle urne al 22,34%, cioè meno della metà delle scorse consultazioni politiche dell’autunno 2022 (49.50%); quindi appare arduo annettere alla riconferma azzurra nel collegio storicamente forzaitaliota, valenza di approvazione dell’operato governativo, trascorso e presente.

Nonostante gli analisti si siano prodigati a giustificare il dato, in termini di inerzia fisiologica in caso di elezioni suppletive tenute col Rosatellum e di congrua percentuale (59.000 su 346.000 circa) di residenti all’estero tra gli aventi diritto, la percentuale dell’affluenza registra un primato negativo, molto al di sotto di un quarto dell’elettorato.

Tale dato è indice inequivocabile di una persistente disaffezione al voto e del disimpegno delle giovani generazioni alla partecipazione politica (ad es. in controtendenza rispetto al quorum dell’ultima consultazione referendaria su riforma costituzionale della giustizia). Il candidato Benedetto, riconoscendo la sconfitta e complimentandosi con il vincitore, ha richiamato l’attenzione sul “dato che stasera più di ogni altro, deve preoccuparci tutti; l’astensionismo. Troppe persone hanno scelto di non votare, di non creder che il loro voto possa cambiare qualcosa”, cogliendo una sfumatura del fenomeno: astensionismo per rassegnazione.

Le elezioni politiche del 25.9.22 – a seguito di scioglimento anticipato delle Camere per la crisi del Governo Draghi – hanno registrato un’affluenza del 63,91%, in netto calo del 9% rispetto al turno precedente, ma comunque al disopra della fatidica metà. La coalizione di centrodestra, pur riportando il 44% dei voti, grazie alla vigente legge elettorale ha ottenuto l’assegnazione della maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le Camere (ad. es. FdI ha conquistato il 29% alla Camera e il 32% al Senato).

Tuttavia, i critici hanno da subito, all’indomani della formazione dell’esecutivo in data 22.10.22, evidenziato che disporre del 30 per cento del 64% votanti sugli aventi diritto, non significa esser in maggioranza nel Paese (dato ovvio, ma non di dirimente rilevanza per i meccanismi elettorali selettori della rappresentanza politica) e soprattutto non guidare un partito o movimento a vocazione maggioritaria (come il PdL ai tempi di Berlusconi, o il PD del primo Renzi).

Certo è che l’astensionismo elettorale non è più un dato congiunturale, ma elemento strutturale che caratterizza l’affluenza al voto in ogni tipo di consultazione elettorale, cosicché anche l’Italia è entrata da tempo nel novero dei Paesi a bassa partecipazione al voto.

II) –La percentuale conseguita dal rappresentante di FN è ragguardevole, attestandosi a quasi 11% all’esordio. Non c’è stato il temuto drenaggio di consenso dalle formazioni coalizzate, ma considerando la recentissima costituzione, la campagna acquisti ancora in corso (il nono deputato è passato al gruppo alla Camera meno di una settimana orsono) e la “coerenza temeraria” del Generale – che non ha arretrato di un millimetro rispetto ai controversi temi del programma nazionale (da remigrazione, a stop forniture militari all’Ucraina, al progetto di Patriarcato mediterraneo) – deve riconoscersi che Reggio Calabria ha costituito  tappa significativa per l’affermazione nuova formazione.

Roberto Vannacci, infatti, ha sottolineato “noi siamo appena decollati; voi continuate pure a pensare alle scollature”, in riferimento alla polemica innescata da foto ritoccata con on. Matilde Siracusano, apostrofata “Lady Occhiuto”, la quale riveste la carica di Sottosegretario dei Rapporti col Parlamento.

Sulla stessa linea le dichiarazioni di Domenico Giannetta, ex capogruppo FI in consiglio regionale, che disponendo di consistente consenso personale, poteva rappresentare un ostacolo alla riuscita del blasonato Roscioli, avvertito come catapultato dall’alto; anche Lui ha fatto intendere il valore di positivo rodaggio della consultazione reggina.

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Svariati elementi nel tempo sono stati additati quali cause determinanti dell’astensionismo, a partire dalla dequotazione del ruolo dei partiti politici (fattore costante della cd. III Repubblica) e dalla progressiva erosione di corpi intermedi e ceti medi; altri li hanno individuati, più in generale, nella globalizzazione inarrestabile, nella tecnologia informatica – che promette autonomia ma crea dipendenza – e nel dilagante uso di network-social pure nella comunicazione politico-istituzionale.

In definitiva, a nostro avviso, il Peana intonato dai vincitori è sproporzionato e un “tantinello” fuori luogo, trattandosi l’elezione suppletiva di mera riconferma, mentre l’insidia della formazione estremista, che pesca a strascico nell’elettorato malcontento delle varie formazioni partecipanti alla coalizione governativa, non può considerarsi scemata, né tamponabile con l’Invito al voto utile.

Se con felice espressione, attingendo alla intuizione di Pier Paolo Pasolini, dopo esito referendum sul divorzio, si volesse dare una chiave di lettura dell’ astensionismo, si può a ragione affermare che il fenomeno è tipico delle società in cui il Popolo si è eclissato, e al posto del cittadino è subentrato il consumatore.

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