di Jacopo Severo Francesco Bartolomei
Il Sen. Matteo Salvini, classe 1973, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e titolare del Dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti, non ha mai celato il desiderio di tornare alla guida del Viminale, proposito rafforzato dall’assoluzione ottenuta in appello nel caso Open Arms, dai reati di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, divenuta definitiva il 5 maggio scorso col deposito della sentenza n.16148 della Cassazione Penale di rigetto del gravame interposto dalla Procura palermitana.
Tuttavia mentre la legislatura volge verso l’approvazione dell’ultima legge di bilancio, Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti dovrebbe sottoporsi ad una prova di fact-cheching, cioè al confronto con giornalisti ed analisti volto a verificare veridicità ed accuratezza di notizie ed affermazioni pubbliche rese alla guida del Dicastero ricoperto.
Il campo su cui operare tale raffronto non lo individuano nel Ponte sullo stretto di Messina o nei lavori di ammodernamento della rete ferroviaria italiana – ove ritardi e chiusure affliggono le tratte a più intenso traffico o ad uso dei lavoratori pendolari – ma su un progetto collaterale ma non marginale, la arcinota “Variante di Cortina” (SS 51 di Alemagna), la più dispendiosa fra le opere pubbliche incluse nel carnet dei Giochi Olimpici invernali, gestiti dalla Fondazione Milano-Cortina , svoltisi dal 6 al 22 febbraio 2026 (prima edizione congiunta in assoluto).
È un’opera viaria infrastrutturale strategica, progettata per decongestionare il traffico a Cortina d’Ampezzo, con l’obiettivo di evitare che i mezzi pesanti dovessero attraversare il centro storico della rinomata località di turismo invernale sul versante veneto delle Alpi dolomitiche; l’ideazione del progetto risale negli anni, ma il suo potenziamento e concreto finanziamento si è avuto soltanto in vista dei recenti Giochi Olimpici e Paraolimpici invernali
Il costo iniziale era stimato in € 587 milioni, e sin a tutto il 2024 il Governo aveva giurato che i lavori per la realizzazione della Variante sarebbero iniziati prima dell’inaugurazione dei Giochi, ma a dicembre 2025 tale data veniva aggiornata al 2027.
Nel Documento Finanza Pubblica-DPF per l’anno 2025 l’ultimazione dei lavori non avrebbe oltrepassato l’agosto 2030; invece nel DPF per l’anno 2026 tale data è slittata al 18 dicembre 2032, dando prova di una inammissibile approssimazione nella calendarizzazione dei tempi di realizzazione dell’opera pubblica.
Ecco però l’inatteso coup de theatre, per gli abitanti della provincia di Belluno e i Veneti in primis: 15 gg orsono compulsando il piano delle opere olimpiche – mentre l’amministrazione comunale di Cortina è alle prese col grave problema delle coperture dei costi di manutenzione delle attrezzature lasciate dai Giochi olimpici, specie per la Pista da Bob –si è con amarezza constatato che la Variante in questione risulta depennata; non si sanno notizie certe del destino del Bypass in galleria per circa 5 km, e men che mai delle date di inizio e fine lavori.
In corrispondenza dell’opera “Variante di Cortina”, in perfetto stile burocratese compare la criptica dicitura “non definibile”; per la SIMICO- Società Infrastrutture Milano-Cortina 2026 la Variante non è più nelle priorità.
Eppure il Ministro Salvini soltanto a giugno 2026 aveva annunciato il completo finanziamento dell’opera col reperimento di € 259 milioni mancanti – pressappoco il rincaro al 45% del prezzo inizialmente stimato.
È passato un solo semestre dalla conclusione dei Giochi, ma il bilancio in termini di opere realizzate e infrastrutture da mantenere è un dipinto a tinte fosche.
Al sen. Salvini, Leader leghista che si è cimentato nel tentato spostamento del baricentro del Partito “autonomista e federalista” dalle brume e dallo smog della Pianura Padana, al Centro-sud della Penisola e financo nelle Isole maggiori, e che ora si trova a dover rispondere alla fronda dei cd. Governatori e Nostalgici dell’andatura nordista della Lega di Bossi, non resta che, rivolgendosi ai cittadini e turisti di Cortina d’Ampezzo, affidarsi al noto adagio: “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato, Simm’e Napule paisà!”, come recita il ritornello della canzone composta da G. Chianese e T. Manlio, emblema del carpe diem e dell’arte di arrangiarsi partenopei.
