di Salvatore Sfrecola
È diventato virale su Tik Tok, con oltre mezzo milione di visualizzazioni in poche ore, il filmato che presenta un gruppo di liceali italiani in visita in Thailandia, che una cittadina di quel paese richiama perché parlavano ad alta voce in un mezzo pubblico. Lo riprende Virginia Nasi per il Corriere della Sera. In Thailandia c’è una regola: nei mezzi pubblici si deve parlare a voce bassa. Una passeggera chiede “da dove venite?” e loro “siamo thailandesi” e ridono. “In Thailandia non si urla”, ribatte la persona e riprende la scena in un video. Uno studente saluta la telecamera e alza il dito medio. Altri parlano in dialetto e, invece di scusarsi, insultano. Si sente anche una voce femminile che si saprà poi essere dell’insegnante, che commenta “scusa se porto soldi nel tuo paese”.
Si scusa il Tour operator, che tenta di giustificare l’episodio con “l’entusiasmo del momento”, e si scusa l’ambasciata italiana in Thailandia con un comunicato in cui “condanna con fermezza il comportamento inappropriato e porge le sue sincere scuse al popolo thailandese e a tutte le persone coinvolte in questo incidente”.
Una figura da cafoni straordinaria, per la verità non inusuale, considerato che per alcuni parlare ad alta voce in un locale pubblico, ridere e sghignazzare è una cosa normale. Accade sulle spiagge, nei ristoranti e, purtroppo, anche nelle chiese che, a volte, fra una Messa e l’altra si trasformano in un salotto di amici e conoscenti con un chiacchiericcio fastidioso e irriguardoso.
Siamo un popolo di scrittori, di santi, di storici, di navigatori, di gente di grande valore ma dove abbondano i cafoni, gente maleducata irrispettosa degli altri, irrispettosa delle istituzioni.
Forse anche la buona educazione dovrebbe essere un insegnamento da impartire a scuola, come l’abbigliamento adeguato al luogo frequentato. Un possibile impegno per il Ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara che su tanti aspetti ha dato il senso di un recupero di dignità per le istituzioni scolastiche.
Sarebbe necessario che fosse spiegato fin dalle elementari il doveroso rispetto degli altri, sempre e ovunque. E che all’estero è ancora di più necessario perché ne va di mezzo l’immagine dell’Italia. Rispettare le usanze ed i costumi del posto, ma anche le istituzioni straniere, civili e religiose è un fatto di civiltà. Altrimenti, non ci possiamo lamentare del fatto che gli immigrati spesso sono irriguardosi del nostro Paese delle nostre istituzioni della nostra storia, della nostra cultura e della nostra spiritualità.
