mercoledì, Ottobre 14, 2026
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La ribellione dell’uomo giusto, dinanzi alla “giustizia ingiusta”

di Salvatore Sfrecola

Indignato, a tratti scoraggiato, come accade inevitabilmente a chi si sente vittima di un’ingiustizia e, pur proclamando la sua innocenza, sulle prime sente che non viene ascoltato, tanto da dubitare anche di sè stesso, ma coraggioso nel denunciare un errore giudiziario che lo ha profondamente ferito come uomo e come professionista, Bruno Lago racconta la storia di due anni di vita difficili, passati a rileggere carte, a predisporre memorie per gli avvocati, per spiegare che qua e là nell’istruttoria del PM e nelle pronunce del GIP ci sono errori e falle gravi, a tratti grossolani, eppure enfatizzati dalla stampa. Quando a fare da cassa di risonanza della vicenda è un giornale nazionale tra i più letti che evidentemente ha un canale privilegiato al quale attingere informazioni. Che scrive di una banda di professionisti senza scrupoli, che la spara sempre più grossa quando nell’inchiesta compare un nome della politica che potrebbe far immaginare un livello più alto di connivenze e responsabilità. Che quando viene pubblicata la sentenza di assoluzione, per inconsistenza dell’accusa, non ne dà notizia e non chiede scusa.

“Operazione Malta: Is Justice justice? La mia guerra contro malagiustizia e gogna mediatica”, con prefazione di Andrea Ruggeri, editorialista de “Il Giornale”, già deputato di Forza Italia (Amazon Italia Logistica, Torrazza Piemonte, 2026, pp. 206, € 18,00), è il racconto appassionato di una vicenda giudiziaria che ha il senso di una testimonianza, di “uno spaccato di vita reale in grado di avvicinare il lettore ad un tema quanto mai centrale nel dibattito contemporaneo: l’errore giudiziario”, come si legge nella quarta di copertina. Con l’obiettivo di “lasciar traccia della propria vicenda perché altri possano trarne ispirazione e reagire con fermezza nei confronti di una giustizia ingiusta, davanti alla quale gli individui sono sudditi, non cittadini”, scrive Ruggeri.

Due anni infiniti, tra l’arresto ai domiciliari e l’assoluzione, un tempo non breve, che ha messo l’Autore alla prova, nella gestione della propria immagine pubblica, delle proprie prospettive professionali, dei rapporti personali anche se nessuno, tra quanti lo conoscono, ha mai dubitato che l’ipotesi accusatoria fosse fondata. Poi la ricerca di un risarcimento del danno, non per lucrare quanto sarebbe stato comunque giusto ottenere dallo Stato amministratore della Giustizia, a fronte, se non altro, dei costi ingenti della difesa tecnica affidata a professionisti di riconosciuto valore, ma perché fosse certificato il grave errore giudiziario. Che con questo libro intende far conoscere ad un vasto pubblico, per mettere in risalto le disfunzioni che possono verificarsi nell’ambito degli uffici giudiziari che rimbalzano sulla stampa creando una situazione di forte disagio personale nella famiglia, tra gli amici e nell’ambiente di lavoro.

Scritto con garbo, in un ottimo italiano che nella letteratura odierna non è scontato ma che per Bruno Lago è parte della propria formazione, figlio e nipote di letterati e docenti della nostra bella lingua, con fermezza e spesso con ironia, a mano a mano che percepisce l’assoluta infondatezza delle accuse, l’opera descrive stati d’animo e vicende personali e giudiziarie con una prosa coinvolgente che ha giustificato il premio al Concorso de Il Dubbio per la letteratura sulla giustizia.

Già Dirigente della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), Laureato in economia e commercio, dottore commercialista, Bruno Lago ha lavorato in vari paesi per banche e società internazionali. Al momento del suo pensionamento è stato nominato Presidente del Consiglio di amministrazione della European Insurance Group (EIG), una società assicurativa con sede a Malta ma operante in Italia.

In questo ruolo l’Autore è stato indagato e tenuto agli arresti domiciliari su ordine della Procura della Repubblica di Napoli per undici giorni nel contesto di un procedimento, la cosiddetta “operazione Malta”, che ha investito una dozzina di persone alle quali erano attribuiti vari illeciti.

Il libro si apre con la drammatica vicenda dell’arresto, con la Guardia di finanza che suona al citofono alle 06:30 e notifica un’ordinanza nella quale Lago legge di una truffa assicurativa in concorso con altri, in qualità di legale rappresentante della società, per esercizio abusivo delle attività di assicurazione, mancate comunicazioni e ostacolo all’attività di vigilanza. Legge e rilegge e la mente si offusca. Non è il legale rappresentante e la truffa, come immaginata dal PM non la vede. La prosa trasmette tutta la drammaticità del momento, lo stupore della persona perbene frastornata dalla notizia, che cerca di tranquillizzare la moglie, i figli. Lo shock è forte, il PM ha disposto il sequestro dei conti correnti e dei gioielli di famiglia e la perquisizione dell’abitazione “alla ricerca del nulla”, che fa montare la rabbia. Lago comincia a dubitare di sé stesso, si chiede cosa possa aver sbagliato, lui, appartenente ad una famiglia dove altissimo è il senso dello Stato, che aveva fatto una lunga esperienza bancaria sempre ricevendo il massimo apprezzamento, come dimostra il fatto che la BEI, una volta pensionato, gli aveva affidato delicate consulenze.

La giornata prosegue al Comando della Guardia di Finanza, per l’identificazione, le foto segnaletiche, l’acquisizione delle impronte, il sequestro dell’automobile. Completa il quadro un fatto drammaticamente banale. È senza denaro. Chiede ai finanzieri come potrà pagare gli avvocati. E la risposta lo lascia di sasso nella sua irrazionalità: “di solito gli imputati sì fanno prestare i soldi dai parenti e dagli amici”. Non solo, ha esigenza di sovvenire alle esigenze della madre e della suocera ultranovantenni, assistite dalle badanti che pure avrebbe dovuto retribuire. Annota: “è il mio primo confronto con l’irrazionalità delle normative e prassi del sistema giudiziario”.

Naturalmente occorre un avvocato, anche in vista dell’interrogatorio del GIP. Glielo procura il figlio, attraverso un amico civilista che indica un collega, penalista di valore, del Foro di Napoli.

La drammatica giornata si colora dell’informazione che via etere raggiunge ogni angolo d’Italia. A sera, il telegiornale riferisce della conferenza stampa del Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Napoli che annuncia “soddisfatto e tronfio”, ci sta: “abbiamo sgominato una banda di truffatori internazionali che vendeva polizze auto false in Campania e nel mezzogiorno d’Italia”

Lago ricerca i documenti che possono chiarire la sua posizione e rilevare, a fronte delle motivazioni del provvedimento del PM, errori gravi e determinanti ai fini dell’esclusione delle responsabilità penali che gli vengono attribuite, come il ruolo di rappresentante legale che non aveva, come i reati che avrebbe commesso ben prima della sua nomina a Presidente del Consiglio di amministrazione della società, quando era ancora in servizio alla BEI.

Il fatto un po’ lo rincuora. I suoi avvocati si preparano per l’udienza dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), anche se la garanzia che dovrebbe assicurare sulla base della “riforma Vassalli” è ipotetica. Il GIP spesso “si appiattisce” sulle richieste dei PPMM, è il giudizio degli avvocati. E infatti giudica il materiale offerto del PM “completo e soddisfacente”. Per Lago non è una dimostrazione della “terzietà” del giudice e di indipendenza di giudizio dal PM, “una valutazione che apparirà umoristica alla luce della successiva conclusione dell’inchiesta”.

Ma c’è fiducia, che non rimane delusa. Ci pensa il Tribunale del riesame a fare giustizia, a smontare il castello delle accuse giudicate giuridicamente infondate. L’attesa “snervante” non è stata vana, l’impegno profuso nella predisposizione di memorie e appunti per gli avvocati che lo ha impegnato intere giornate ha avuto il giusto riconoscimento, dopo la scarcerazione, il dissequestro parziale dei beni e dell’auto. Il tono delle motivazioni rappresentava – scrive Lago – “un vero e proprio smacco per tutta l’indagine: …”la contestazione in esame è giuridicamente infondata… Orbene se la disamina del GIP si dimostra insufficiente, la prospettazione interpretativa fatta propria dal PM è errata”!

Finalmente libero può fare una passeggiata, prendere un caffè con gli amici, programmare una vacanza in Alto Adige, come di consueto: “Ritrovarsi in mezzo alla neve a percorrere con gli sci a piedi le piste di fondo della valle in mezzo alla natura silenziosa, spesso in completa solitudine, mi ha ricreato lo spirito e riconciliato con il mondo”. Tuttavia c’è dietro l’angolo un ampliamento dell’istruttoria, con il coinvolgimento di una personalità politica, consulente di un ex ministro e questo sollecita l’interesse della stampa che segue anche gli sviluppi della vicenda in Parlamento chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di arresto, poi negata.

Il libro affronta i capitoli dell’archiviazione della procedura giudiziaria a Malta il ricorso per ingiusta detenzione che si conclude con il riconoscimento di 3.500 euro, una beffa per chi ha vissuto una vicenda giudiziaria da innocente, dovendo anche sostenere spese rilevanti. Seguono la ripresa delle attività professionali, una importante soddisfazione che attesta della stima di cui Lago era ed è circondato.

Il volume contiene ampi riferimenti ai documenti dell’accusa e della difesa opportunamente annotati dall’Autore cui non manca una certa ironia che sottolinea i difetti di un sistema giudiziario da riformare. Il libro vuole essere una testimonianza di queste disfunzioni che influiscono sulla vita delle persone, sulla loro immagine, sulla loro onorabilità, sui rapporti sociali, in famiglia, con gli amici e con gli ambienti di lavoro. Perché ricevere un’informazione di garanzia o ancor più un rinvio a giudizio, un arresto sconvolge la vita di una persona soprattutto se è una persona per bene.

Io credo che lo Stato debba darsi carico del buon funzionamento della giustizia, del processo civile e di quello penale, della giustizia amministrativa, della giustizia contabile perché in ognuno di questi settori ci sono diritti e interessi che dovrebbero essere tutelati.

I magistrati, persone che hanno superato un concorso difficile e che quindi hanno una adeguata cultura giuridica dovrebbero essere selezionati anche sotto il profilo dell’attitudine a comprendere e valutare le personalità al di là delle carte processuali. Per questo ruolo fondamentale non è sufficiente la mera cultura giuridica perché, specialmente i più giovani, non hanno esperienza di vita vissuta. Sicché di tanto in tanto vien avanzata la proposta di assimilare i concorsi per l’accesso alla magistratura ordinaria a quelli delle magistrature amministrativa e contabile, per i quali è richiesto non il semplice diploma di laurea ma titoli, che non siano soltanto di cultura, pubblicazioni, dottorati di ricerca ma anche esperienze professionali o d’impiego che facciano conoscere il mondo e l’ambiente entro il quale devono operare.

Naturalmente l’errore nel diritto come in altre branche della vita sociale è sempre ammissibile. Non è pensabile che un giudice non possa mai sbagliare. Può avvenire per tanti motivi: perché costretto a lavorare in condizioni difficili con un carico di lavoro eccessivo, tenuto conto che le attività giurisdizionali comportano lo studio di una quantità notevolissima di documenti; perché fidando nella collaborazione di consulenti e della polizia giudiziaria possa essere destinatario di referti con errori, come abbiamo visto a proposito della attribuzione a Lago di fatti quando ancora non operava a Malta.

Anche per la scelta di adottare delle misure limitatrici della libertà personale l’esperienza potrebbe essere utile per valutare la personalità del soggetto a carico del quale si deve operare perché la misura da adottare sia ragionevole e funzionale alle esigenze processuali.

C’è molto da fare. Meno ideologie e più senso pratico. Per una giustizia “giusta”, il minimo indispensabile.

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