dell’Avv. Jacopo Severo Francesco Bartolomei
Il mondo dell’istruzione superiore ed universitaria nella Repubblica francese, Patria del principio di uguaglianza e di universalità dell’istruzione pubblica (legge Ferry 1881 per scuola gratuita, obbligatoria e laica), continua ad essere mobilitato, in un momento di difficoltà economiche senza precedenti e di crisi del regime semipresidenziale, all’insegna del duo Macron-Lecornù.
La scintilla che ha innescato la protesta è partita intorno al 20 settembre dal Liceo Saint-Exupery di Creteil, cittadina di 93.000 abitanti situata a sud-est della Capitale, nel dipartimento Valle della Marna; la scuola era senza infermiere scolastico e insegnanti di sostegno, e gli studenti si lamentavano perché rimanevano spesso senza docenti di copertura in orario di lezione. A fine dello scorso mese il centro della protesta si è spostato al liceo Paul-Eluard di Saint Denis, dipartimento della Senna, piena banlieu parigina ove si concentrano le sacche di più accentuata povertà, e da fine 2023 le aule son alloggiate in prefabbricati, con bagni senza acqua corrente. Alcuni controsoffitti sono crollati, e i locali risultano infestati da topi e scarafaggi.
Il sindacato dei dirigenti scolastici ha riconosciuto parte delle rivendicazioni, individuando il problema principale nella carenza endemica di risorse per il mondo della scuola, per cui è prassi corrente la formazione di classi di 35 unità.
La rabbia esternata dalla marea di manifestazioni studentesche in tantissimi centri della Francia non nasce dal nulla. I giovani protagonisti delle proteste additano le cause del malessere negli edifici fatiscenti ed insalubri, con aule sovente piccole e sovraffollate, e chiedono con insistenza più risorse per insegnanti e personale scolastico, entrambi carenti. Nonostante la Francia, al pari di altri paesi europei, sia assista ad un autunno demografico, con diminuzione del corpo studentesco, lo Stato non stanzia risorse adeguate: ad es. per l’anno 2027, si prevedono assunzioni per 3.250 posti, ma la quasi totalità per infermieri e insegnanti di sostegno, mentre il numero dei docenti con contratto a tempo indeterminato scenderà di 1.500 unità.
I dati diffusi dopo i primi 2 gg di protesta dal Governo francese sono allarmanti, quasi da bollettino di guerra: 215 studenti e 85 dipendenti scolastici feriti, alcuni in modo grave, 715 poliziotti ricorsi a cure ospedaliere e più di 6.000 persone fermate o arrestate.
Il Ministro dell’Interno Laurent Nunez, nel corso dell’audizione alla Commissione affari costituzionali dell’Assemblea Nazionale, circa il movimento di protesta studentesco – che ad alcuni commentatori ha fatto ricordare il maggio ‘68 – ha riferito di “un movimento alquanto inedito”, per il numero di scuole coinvolte, per i numerosissimi partecipanti e, last but not least, per la rapida degenerazione in gravi episodi di violenza in alcuni contesti. Al riguardo ha detto che ritiene eccessivo parlare di “repressione da parte della polizia”, in quanto in caso di manifestazione pacifica degli studenti non ci sarebbe stato bisogno di alcun intervento.
Di diverso tenore le dichiarazioni del Primo Ministro, che nel chiaro intento di rasserenare gli animi, ha riconosciuto che le proteste rientrano nel diritto degli studenti, anche in funzione di contestazione dell’operato del governo, e non ha escluso lo stanziamento di adeguate risorse pubbliche compatibilmente con i vincoli di bilancio (l’indice del deficit previsto a fine 26 è del 5.4%, ben oltre la soglia UE del 3%).
Lecornù ha rammentato che il progetto di bilancio appena presentato prevede l’aumento di fondi per la scuola di 1,2 miliardi, per un totale complessivo di 64 miliardi di Euro.
Solo per rispondere alle critiche della France ensoumise di Melenchon ha ribadito che “gli agenti non hanno affatto l’ordine di affrontare i liceali; essi devono agire in modo proporzionato, ma in contesto spesso molto difficile”
Ebbene la mobilitazione non si è fermata, oltre 450.000 persone son scese in piazza, e il Ministro dell’Istruzione ha dovuto sospendere le lezioni in tutti i licei sino a venerdì. Abilmente il Premier ha avallato tale scelta, precisando che fino alla fine della settimana nei licei, la sospensione delle lezioni può dar luogo a “momenti di discussione e riflessione”
Inoltre TV e social media sono pieni di immagini delle violenze, oltreché dei casseurs, pure di eccessi degli agenti di polizia, che non hanno esitato a sparare ad altezza d’uomo e a distanza ravvicinata granate assordanti e pallottole di gomma.
Dopoché a Lens, nel nord del paese, un ragazzino di 15 anni ha perso te dita di una mano, il Ministro Nunez ha annunciato la sospensione – in attesa dell’accertamento delle circostanze della mutilazione – dell’uso delle granate, sparate da uno dei modelli in dotazione l’alsetex ASSD.
Tuttavia dall’inizio delle proteste, le manifestazioni non hanno causato solo disordini e violenze, ma anche molte denunce di violenze o comportamenti abusivi da parte degli agenti di polizia sono state sporte all’IGPN, organo di vigilanza dell’operato delle forze dell’ordine, che ha avviato 18 indagini.
Analogamente ai Reparti Celere della Polizia di Stato, impiegati nel pronto intervento in gestione ordine pubblico (manifestazioni, cortei, eventi sportivi di massa, etc.), il principale Reparto mobile della Polizia francese, da sempre utilizzato in funzione antisommossa, è CRS, acronimo di Compagnies Republicaines de Securitè (parte della Police National), affiancato dalla Gendarmerie Mobile, settore della Gendarmerie National, con status militare, posta alle dipendenze del Ministero Forze armate.
Se l’estrema sinistra cavalca la tigre della protesta, la candidata alle presidenziali di RN, Marine Le Pen preferisce giocare sulla stanchezza dei cittadini di fronte al caos e al ripetersi di fenomeni di vandalismo in occasione di ogni manifestazione pubblica.
Nessun politico di rango, invece, ha voluto dare una lettura congiunta delle manifestazioni in Francia e in Spagna, rispettivamente per le difficoltà dell’istruzione e per la crisi abitativa, in termini di rottura del Patto sociale e di declino del modello di welfare europeo del 900.
Chiudiamo con l’invito all’unità e alla moderazione rivolto ai giovani dal Primo Ministro, nella direzione di calmare gli animi e far rientrare l’acceso dibattito nel circuito della dialettica democratica: “tra qualche mese potrete scegliere un nuovo presidente e un nuovo governo. Nel frattempo dobbiamo restare uniti, perché la Francia resiste grazie al lavoro di milioni di donne e uomini”.
